Sono quasi tre anni che si perdono soldi con i tre contratti di finanza derivata stipulati con tre istituti di credito nel lontano 2006. Gli accordi, che prevedono uno scambio di capitali ad un determinato flusso di interessi che variano in base alla variazione del mercato, dal giugno del 2015 sono a tutto svantaggio delle casse comunali, che invece hanno guadagnato negli anni precedenti. In tutto, si è bruciata una cifra che supera i 150 mila euro, composta dagli interessi passivi che il Comune ha dovuto pagare al Monte dei Paschi di Siena (42.662 euro), all'Unicredit (35.429 euro) e infine alla Banca Iis (81.301 euro). In tutto 159 mila euro.

Il Comune può uscire dalla spirale, ma non lo fa. Al 31 dicembre 2017, dunque una manciata di settimane fa, uscire dai tre contratti definitivamente, costava 2,2 milioni di euro. Una cifra impegnativa. Ma che possiamo impiegare, perché l'abbiamo accantonata: nel 2012 il primo milione e mezzo di euro, altri 100 mila euro nel 2013 e infine nel 2014 un altro milione di euro. Abbiamo, dunque, 2,6 milioni di euro che ormai da diversi anni sono al chiavistello. Ciclicamente torna la domanda: perché il Comune non li usa per risolvere i contratti? L'ultima volta si era parlato di un consulente esterno e di incontri imminenti con le banche. Poi più nulla. Ma l'emorragia continua.