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Martedì 06 Dicembre 2016

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Un momento della manifestazione degli studenti dell’Istituto Rossi di Priverno davanti al Palazzo del Comune
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Il “no” degli studenti
alla Buona Scuola

Priverno

Gli studenti dell’Istituto Teodosio Rossi di Priverno, che raggruppa ben cinque diversi indirizzi (Liceo scientifico, Istituto tecnico, Liceo linguistico, Istituto per l’Agricoltura e per l’Ambiente e Istituto d’Arte), non condividono la cosiddetta “Buona Scuola” del governo Renzi e scendono in piazza per dichiararlo apertamente. Nessuna protesta eclatante o eccessivamente rumorosa. Ma, solo un pacifico e tranquillo corteo di oltre trecento ragazzi, dalla sede del loro Istituto in Via del Montanino al luogo più vicino al “Potere”, sotto il Palazzo comunale in Piazza Giovanni XXIII e sulla scalinata della cattedrale di Santa Maria. Lì, come in una sorta di assemblea d’Istituto all’aperto, hanno dato vita a un dibattito sereno, ma articolato sulla questione. «Per quanto la nostra voce sia piccola – hanno dichiarato - abbiamo deciso di farci sentire e di credere in quella minima possibilità di vero cambiamento che desideriamo.


E’ importante poter manifestare, cercando di far valere i nostri diritti e, se le idee che abbiamo espresse non sono condivise da insegnanti o dirigenti scolastici, vanno comunque rispettate. Le assenze ingiustificate e i biasimi di condotta sono un’altra cosa. Gli studenti che s’informano, si organizzano e si confrontano sono la “Buona Scuola’’ e chi condivide in pieno questa riforma, non può ritenere tutto questo, un’assenza ingiustificata. Noi siamo la buona scuola, noi scegliamo il nostro futuro». Più chiari di così i giovani dell’Istituto superiore privernate non potevano essere.

Nei giorni precedenti la manifestazione, hanno stilato un elenco di punti da discutere in piazza e l’hanno, correttamente, consegnato al dirigente scolastico. Una volta in Piazza Giovanni XXIII, a difesa dei loro “diritti”, si sono chiesti «come sia possibile potenziare il sistema scolastico del nostro Paese senza investimenti e con un numero di ore di lezioni pari a quello precedente». Ed ancora «quanto è giusto che un dirigente scolastico vesta i panni dell’imprenditore a spese degli studenti? La scuola non è un’azienda».

Se è vero, come è vero, che la scuola – sottolineano - «è fatta principalmente di studenti, ascoltarli è soprattutto un dovere degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e del governo stesso». Ma per ascoltare i giovani «non basta aprire un forum, se non si tiene poi conto, una volta chiuso, in alcun modo, del punto di vista che ne viene fuori». Una piccola voce, nel mare magnum dell’insoddisfazione studentesca. Ma convinta.

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