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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Immobile confiscato, niente sospensiva per lo sgombero
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Abusi tra le dune, niente demolizione

Sabaudia

Niente demolizione per degli abusi edilizi realizzati tra le dune di Sabaudia, all’interno di una delle ville del lungomare. A deciderlo è stata la Suprema Corte di Cassazione (terza sezione penale), la cui sentenza relativamente al ricorso promosso da un privato del posto è stata depositata nei giorni scorsi. La vicenda ha origini lontane e muove da una sentenza del Pretore di Latina dell’ottobre 1997, divenuta irrevocabile nel dicembre del 1998. Sulla scorta di tale atto, il pubblico ministero il 22 settembre del 2000 ha emesso un ordine di demolizione del manufatto abusivo. Il privato si è quindi appellato al tribunale di Latina, ma con ordinanza del 1° dicembre 2014 il giudice dell’esecuzione ha respinto l’istanza diretta a conseguire la revoca dell’ordine di demolizione. Il giudice ha infatti ritenuto insufficiente la sola presentazione della domanda di condono edilizio, evidenziando tra l’altro la mancanza dei presupposti per il rilascio del provvedimento, in quanto l’abuso edilizio ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico: è all’interno del Parco nazionale del Circeo e a meno di trecento metri dalla linea di battigia. Ma su tale vicenda c’era già un provvedimento del tribunale di Latina, risalente questo al 15 luglio 2002, con cui l’esecuzione dell’ordine di demolizione era stato sospeso in attesa della definizione della procedura di sanatoria. Pertanto, come rilevato dal ricorrente e poi evidenziato anche dalla Cassazione, emerge la contraddittorietà tra i due provvedimenti del giudice del tribunale di Latina. Inoltre, secondo la Suprema Corte lo stesso giudice non avrebbe compiuto i poteri istruttori necessari, dal momento che dopo aver disposto l’audizione del responsabile dell’ufficio tecnico di Sabaudia non vi ha dato seguito. L’ordinanza è stata di conseguenza annullata, con rinvio al tribunale di Latina affinché si pronunci nuovamente sull’istanza di sospensione e revoca avanzata dall’imputato, tenendo conto sia del precedente provvedimento di sospensione sia dei possibili esiti della domanda di condono. 

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