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Martedì 06 Dicembre 2016

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Golpe fallito in Turchia, il racconto dei pontini a Istanbul e Ankara
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Militari da Sabaudia in Turchia, interrogazione sulla sicurezza

Sabaudia

I dubbi dopo il tentato golpe e la repressione del Governo

La sicurezza del contingente italiano in Turchia, di cui fanno parte i militari del Comando artiglieria contraerea di Sabaudia e quelli del 4° reggimento “Peschiera” di Mantova, è finita in Parlamento, con un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle alla luce del tentato golpe e del successivo stato di tensione che ne è scaturito. I firmatari (Luca Frusone, Emanuela Corda, Gianluca Rizzo, Angelo Tofalo e Paolo Bernini) hanno infatti rappresentato al Ministro della Difesa Roberta Pinotti le proprie perplessità alla luce di quanto accaduto in questi giorni in territorio turco. A preoccupare, come accennato, è la sicurezza dei militari, schierati nell’ambito dell’impegno assunto dalla Nato per rispondere alla richiesta di aiuto di Ankara per la protezione del proprio spazio aereo dal rischio di sconfinamenti provenienti dalla Siria. «Il deprecabile tentativo di colpo di Stato in Turchia e la successiva ondata di arresti, moltissimi ingiustificabili, non solo contro militari e poliziotti, ma anche nei confronti di centinaia di magistrati, funzionari civili, governatori, personalità dell’opposizione, - si legge nell’interrogazione - pone un serio problema di tenuta democratica e di rispetto dei diritti umani in questo Stato, che è per di più membro della Nato».
Oltre a ciò, viene evidenziato il fatto che la base di Incirlik, usata dall’aviazione alleata per le incursioni aeree contro Daesh, ospita «una cinquantina di bombe nucleari statunitensi schierate quale deterrente nucleare Nato secondo il sistema “a doppia chiave”». Un fatto che rappresenta per i firmatari dell’interrogazione un «fattore di pericolo», dato che la base - già perquisita e il cui comandante è stato posto in arresto - «potrebbe sfuggire al pieno controllo delle autorità».
Alla luce di queste considerazioni i deputati hanno chiesto al ministro se non reputi «di dover sollevare nelle sedi nazionali competenti e nelle riunioni dei ministri della Difesa dei paesi della Nato la questione della sicurezza del contingente militare italiano in Turchia, in considerazione della gravissima fase di destabilizzazione che sta vivendo la Turchia, suscettibile di un’evoluzione antidemocratica e contraria ai principi fondanti dello stesso Patto dell’Atlantico del Nord».
Nella seduta della IV commissione del 21 luglio il sottosegretario Gioacchino Alfano ha risposto all’interrogazione fornendo rassicurazioni e illustrando la posizione del Governo, ma i firmatari si sono detti insoddisfatti della risposta. «Manca una decisa presa di posizione da parte del Governo nella sua interezza e del Ministero della Difesa in particolare - si legge nel resoconto - su quello che sta accadendo in Turchia dopo il fallito tentativo di colpo di Stato. Mentre altri Paesi hanno apertamente condannato Erdogan, l'Italia continua a mantenere una presenza militare in Turchia, mentre - conclude Luca Frusone - sarebbe opportuno che facesse sentire una vibrata voce di protesta di fronte all'ondata di arresti e di violazioni dei diritti umani delle minoranze».

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