Sarà la società "Eutec srl" di Forlì, come stabilito nelle scorse settimane dall'amministratore delegato della Volsca Ambiente e Servizi Spa - Mauro Midei -, a occuparsi della progettazione di un impianto di digestione aerobica della frazione organica dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, che la società in questione intende realizzare a Velletri, nei terreni di sua proprietà a Contrada Lazzaria. Si tratta di un progetto che è già in fase di conferenza dei servizi ma che necessita di una revisione dopo la decisione della società - presa a margine del dibattito e delle scelte formulati in Consiglio comunale dagli esponenti politici veliterni - di abbandonare il vecchio progetto che prevedeva un impianto di tipo anaerobico con produzione di biogas. L'amministratore delegato della Volsca - società che ricordiamo essere partecipata dai Comuni di Velletri, Lariano e Albano Laziale - ha scelto di affidarsi a una ditta esterna in quanto - come si evince dalla determina di conferimento dell'incarico, datata 9 marzo 2017 - la procedura "presenta notevoli gradi di complessità tecnica" e la società ha una carenza di personale tecnico altamente specializzato che possa occuparsi di progettare un impianto così importante.
La «mossa» pentastellata
Tale scelta della Volsca, però, non ha trovato la piena condivisione del consigliere comunale del MoVimento Cinque Stelle di Velletri, Paolo Trenta, che giovedì ha presentato un'interrogazione urgente per ottenere chiarezza dall'assessore all'Ambiente - Luca Masi - e dal presidente del Consiglio comunale - Daniele Ognibene.
Trenta, in particolare, ha evidenziato che «nessun Consiglio comunale», dopo la delibera con cui si forniva indirizzo per rinunciare all'impianto con produzione di biogas, «ha deliberato quale sarebbe stata l'alternativa fattibile». In più, secondo Trenta, neanche le commissioni consiliari - dal 2015 in poi - hanno ottenuto in visione soluzioni alternative legate alla gestione dei rifiuti. «Un impianto da 30mila tonnellate - spiega Trenta - si classifica come impianto industriale e, di per sé, rappresenta una pericolosità per rischio ambientale che questo territorio, chiuso in un triangolo industriale tra Aprilia, Pomezia e Colleferro, non può permettersi». Anche per questo motivo, Trenta chiede se sia stato redatto «uno studio di fattibilità» utile a proporre «diverse alternative economiche».