Cuore caldo da uomo del sud, passione pura che si vede in campo, professionista encomiabile e riferimento nello spogliatoio. Pasquale Schiattarella è sicuramente un po’ di tutto questo, e lo si intuisce al primo sguardo, negli allenamenti così come in partita. Il centrocampista napoletano, dopo il primo anno con il Latina, è già entrato nei cuori della tifoseria. Verace e simpatico, da buon napoletano, ma quando si parla di calcio non si scherza più. In quel caso a parlare è solo il campo, e dal fischio dell’arbitro in poi non c’è più spazio per niente altro. Sono questi, probabilmente, i motivi che lo hanno reso il leader indiscusso di questo Latina, anche se a lui non piace sentirselo dire: «Non credo nella storia dei leader, credo nel gruppo di uomini che poi in campo deve far vedere di poter essere una squadra. E questo, a noi, non è sempre riuscito».
Bastano poche battute per capire la tempra di un giocatore esperto e che, anche in virtù del contratto che lo blinda fino al 2018, è destinato a diventare uno dei cardini del Latina del futuro. Ma la testa va naturalmente al recente passato, alla notte magica di Pescara e alla salvezza: «Una bella emozione - ammette Schiattarella - perché ha significato un raggiungimento di un traguardo importante dopo una stagione lunga e difficile».

PESCARA - Dell’intervallo dell’Adriatico si è già parlato tanto, e il centrocampista partenopeo lo ricorda così: «Eravamo sicuramente demoralizzati. Sapevamo che senza un risultato positivo rischiavamo di finire al playout o addirittura retrocessi. In quel momento, com’è successo nell’ultimo mese, sono venuti fuori gli uomini e il gruppo è diventato una squadra. E vi assicuro che, per esperienza personale, quando si parla di gruppo non si parla di nulla. Il rispetto, la voglia di stare insieme fuori dal campo e l’armonia non te li porti in campo. Nel campo serve la squadra, ed è quello in cui non siamo stati bravi, o almeno non all’inizio».
Gautieri in primis ha detto di averci sempre creduto: «La realtà è che questa squadra si è sempre piaciuta - continua il numero 28 nerazzurro - sapeva di essere forte e che poteva tirarsi fuori dalla situazione difficile. Quando c’era bisogno del cambio di marcia, però, questo non arrivava mai e non nego che la cosa ci ha turbato in alcuni momenti. Dopo la sconfitta con l’Entella, però, abbiamo capito che si era toccato il fondo e da lì si sono visti gli uomini. Sì, perché questi ragazzi, al di là del fastidio che si prova a macchiarsi di una retrocessione, posso assicurare che si sono affezionati alla città e alla società, si sentivano la maglia addosso ed è giusto che siano stati premiati con la salvezza».

IL BILANCIO - Una stagione complicata, caratterizzata da quattro cambi di panchina: «Secondo me è stato questo uno dei problemi più difficili da superare in questa stagione. Ma non per gli allenatori, ma perché ognuno giustamente ha un modo di pensare differente. Non è facile abituarsi a metodi di lavoro, tattiche e allenamenti differenti tra di loro in così poco tempo. Il campionato di Serie B è lungo e difficile, e molto spesso punisce certi errori. Ci siamo trovati in una situazione difficile per tanti motivi, anche perché alle nostre spalle incombevano squadre forti che prima o poi avrebbero reagito. Per fortuna siamo stati bravi a tirarci fuori». E poi è arrivato Gautieri... «parte del merito di questa salvezza va sicuramente a lui. Ha saputo rimotivare la squadra, ma soprattutto ha portato nel gruppo una cultura del lavoro diversa. Non dico che è stato un sergente di ferro, però allo stesso tempo è un tipo di allenatore che cura ogni minimo dettaglio. Ha ricompattato una squadra che ogni tanto si perdeva rimettendola sempre sul binario giusto. E’ un malato del lavoro - sorride Schiattarella - basta pensare che a una settimana dalla fine del campionato siamo ancora in campo a curare la tattica. E’ stato bravo ad essere credibile ai nostri occhi e, anche nei momenti di difficoltà, andare avanti con la sua idea di gioco, puntando anche su sorprese come Paponi e Bandinelli, giocatori che magari nessuno si sarebbe mai aspettato tra i titolari. Diciamo che la salvezza poteva arrivare molto prima. E questo non lo dico solo io - prosegue Schiattarella - Ogni allenatore che è arrivato ci ripeteva che non potevamo retrocedere con questa rosa, ma anche tanti miei ex compagni di squadra, quando li sentivo, si chiedevano come fosse possibile che ci trovassimo in quella situazione di classifica. Sono indubbiamente errori su cui riflettere e risolvere in vista della prossima stagione».

IL FUTURO - Cosa serve per non ripetere gli errori di questa stagione? Pasquale Schiattarella sembra avere le idee chiare: «Non sta certo a me decidere. Ma, da quella che è la mia esperienza in Serie B, posso dire che non bisognerà cambiare come è invece successo nelle ultime stagioni. Il Latina lo ha fatto molto tra agosto e gennaio e poi si è trovato a soffrire. La cadetteria è una campionato difficile, dove si riesce ad emergere solo con un programma lungimirante. Soprattutto perché il prossimo sarà un torneo ancora più difficile viste le squadre che sono salite dalla Lega Pro e quelle scese dalla A».
Un futuro, insomma, con Gautieri in panchina: «Ripeto, cambiare secondo me serve a poco. Più cambi e più ci vuole tempo per conoscere i nuovi compagni, il loro modo di essere dentro e fuori dal campo. Io ho vinto un campionato di Serie B dopo che l’anno prima stavamo per retrocedere. E’ successo con la stessa rosa, ritoccata appena con tre giocatori in più. Spero che il mister rimanga, perché ha dimostrato di valere così come lo hanno dimostrato alcuni giocatori che hanno tirato la carretta fino in fondo. Mi riferisco a quei giocatori che sono in scadenza e che meritano di essere premiati con il rinnovo».

LA CITTA' - Schiattarella, spogliato della maglia nerazzurra, è certamente un ragazzo senza fronzoli che sarà elemento trainante per il Latina di domani: «Io credo nella cultura del lavoro e nella giusta serenità, dentro e fuori dal campo. So scindere quello che è il lavoro delle amicizie. Amo stare in buoni rapporti con tutti, ma quando entro in campo non guardo in faccia a nessuno».
Primo anno a Latina... «Una città del sud e io, da buon napoletano, mi sono trovato molto bene. Città a misura d’uomo, gente cordiale dove si vive e lavora con serenità. Nel corso di questa stagione, poi, è nata anche mia figlia: mi bastano lei e mia moglie per stare bene ovunque».