Grande successo a Ponza, nell'ambito della manifestazione teatro del mare "La Caletta", per la serata organizzata sul tema della mitologia greca e nello specifico di Omero. Il poeta ponzese Antonio De Luca ha definito Omero "il grande comandante". "Omero - ha sostenuto sempre De Luca - ha scritto quello che l’uomo sempre ha vissuto e sempre vive, e che noi raccontiamo e scriviamo ancora tutt’ora: l’amore, la guerra, il viaggio. Cambiano i luoghi, i tempi, le città e i mari, cambiano le coscienze e gli Dei, cambiano le nostre menti, ma Omero è presente. Pensiamo a Melville, Conrad, Joice, Pessoa, Montale e tutta la poesia del '900, la letteratura intera è impregnata di Omero". De Luca ha poi parlato di una letteratura ponzese che si va formando, con tre opere letterarie in uscita di Giuseppe Mazzella, Enzo Bonifacio e dell prof Gino Usai, che "resuscita il mito di Telegono, il figlio di Circe e Ulisse". "Ora - ha proseguito De Luca - se si pensa che Circe fosse vissuta da queste parti, come il Mito ci indica, e se da Telegono proviene la stirpe italica, allora quest’isola potrebbe assurgere ad una antica patria omerica". Infine i ricordi, sempre legati alla sua terra, all'isola lunata: "Il nonno del mio amico Silverio Porzio, da Torre del Greco alla spiaggia di santa Maria, costruiva bastimenti solo con l’ingegno dell’occhio e della mente, così come Ulisse nell’isola di Circe. I marinai avevano calli e cicatrici a vogare o rammentare vele. Erano questi uomini abili ad affrontare ogni tempesta della vita, non avevano Atena o Zeus ma Madonne e Santi. Il pesce serviva a sfamare. E poi c’erano i contadini, qui a Ponza fino a qualche anno fa nelle cantine della valle del Fieno si è perpetuata l’arte del simposio, gestualità e parole di ellenica memoria, come ancora succede in alcune isole greche. Tutto ciò mi ha convinto, e incessante diventò questo pensiero negli anni, ad andare nei bassifondi dimenticati della storia di quest’isola, togliere quella sporca e unta superficie dell’attualità, e ritornare al Mito, all’origine dell’isola. Riportarlo alla luce del sole affinché esso continuasse a nutrire. Troppo quest’isola sta soffrendo la sua storia, spesso volutamente e distrattamente dimenticata, o sostituita volgarmente con ciò che non gli appartiene.  Riportare alla luce del sole la storia dei nostri nonni e bisnonni e i padri dei padri, la storia che ha reso quest’isola un vero Mito mediterraneo. A mio avviso questo è più importante di ogni altra clericale rimembranza. La presenza di una chiesa di estrazione borbonica prima, e fascista poi fino agli anni '60, ha contribuito a decapitare la vera storia di Ponza. Quella storia che serve ad una società per la sua sopravvivenza. Il Mito omerico appartiene a quest’isola, basta solo pensare alla vicina Ischia, per i greci Pinthecusa. La coppa di Nestore e il Calice del Naufragio di Ulisse trovati a Ischia e ora conservati al museo di Lacco Ameno, sono un prova storica della presenza del Mito omerico per queste isole e questi mari. Ma non si dimentichi soprattutto anche la presenza della Roma Augustea e dell’importanza che l’isola ebbe in quel particolare momento storico. Ponza riforniva d’acqua la flotta imperiale, oltre ad avere bellissime ville per imperatori e gli uomini di Mecenate. Oggi il Comune sta restaurando le Cisterne romane, e questo è una strada importante per ricostruire la storia e l’identità dell’isola. Ponza allora si fa metafora omerica dell’uomo moderno e della sua traballante esistenza, come Ulisse sotto le mura di Troia o nelle tempeste sulle nere navi o come ancora i marinai della nave Argo, o il nostos di Ulisse ad Itaca, dove ogni cosa è nelle mani del Fato. L’isola diventa confine esistenziale ma allo stesso tempo paesaggio di libertà, dove tutto può accadere. Qui risiedono gli uomini omerici. Ogni isola è un'Itaca, e ogni suo abitante fa i conti con Omero. I suoi versi sono la bussola delle idee a cielo aperto, ci permettono di rigenerare i nostri sogni e l’utopia. Egli più di ogni altro può dire cosa accadrà a quest’isola, quale fato gli appartiene. Sta ai suoi uomini stringere le vele per le rotte della sapienza e dei templi del bello". Lo scrittore e navigatore Andrea Simi, grecista, ha poi letto alcuni brani dell'Odissea e poesia tratte da Adespota, scritto dallo stesso Simi con De Luca. Il mito di Omero nel Mediterraneo è stato quindi illustrato a un attento pubblico dalla professoressa Maria Margotta e dal prof. Francesco d’Episcopo, della facoltà di Lettere di Letteratura comparata dell’Università Federico II di Napoli, mentre la poesia è stata alla fine interpretata da Olga Matsina, musicista a San Pietroburgo e poi attrice dalla scuola di drammaturgia Silvio D’amico a Roma.