Poteva essere oltre che uno strumento per tutelare l'ambiente anche un'arma per fare soldi, e invece tra tutto quello che si è speso e tutto quello che non si è incassato si sono buttate via somme importanti. La dura denuncia arriva da Agenda 21 e al centro dell'intervento c'è ancora una volta l'argomento delle antenne della telefonia mobile. Il forum torna a scrivere al Comune e ai dirigenti ricostruendo il maldestro iter di approvazione di un piano organico, partito nel 2007, interrotto nel 2009, ripreso nel 2015 e interrotto di nuovo con la caduta della giunta Procaccini. 

La mazzata finale a quel piano provvisorio e mai completamente attuato è arrivata dal Tar, pronunciatosi su un’antenna di Borgo Hermada, che nel revocare il diniego del Comune ha anche dichiarato illegittimi il piano e il regolamento «nella parte in cui limita, in modo generalizzato, l'installazione degli impianti di telefonia mobile». Troppo generico, insomma. E ora, scrive Agenda 21, si rischia di vedere «riprecipitare il territorio e la città nell'incontrollata ed ingovernata situazione da "antenna selvaggia»

E se quello ambientale resta il problema più importante, non si può sottacere il risvolto economico (ovviamente in segno negativo) della vicenda. «A causa delle ripetute mancanze, ritardi e inefficienze amministrative e tecniche, solo per le 18 antenne installate dopo il 2009, senza alcuna indicazione di Piano e malgrado il dissesto finanziario, ha sostanzialmente “rinunciato” a 540 mila euro all'anno». Non solo. Ha rinunciato anche alle delocalizzazioni (altri 160 mila euro), perdendo così all’anno 700 mila euro.