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Domenica 04 Dicembre 2016

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Se lo sport è in trasferta obbligata
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Se lo sport è in trasferta obbligata

Terracina

Lavori fermi al palazzetto, stadio a pezzi e società costrette a chiedere ospitalità ai Comuni vicini o a strutture private. Calano gli sponsor e aumentano le spese, le squadre costrette a sentirsi sempre “fuori casa”. Ma c’è un mutuo da 3 milioni

Il Comune ha contratto un mutuo di 3 milioni di euro per gli impianti sportivi, ma nessuna squadra della città, che sia di calcio, volley, basket, ad oggi gioca e si allena dove dovrebbe. Sballottati qua e là come palloni o palline da tennis, le società trovano ospitalità temporanea in strutture spesso inadeguate o finiscono per andarserne in trasferta.

Il Terracina calcio, ad esempio, gioca e si allena nel campo della stazione, uguale a se stesso da 40 anni. Il basket ripara in una struttura tensostatica senza spogliatoi, e il volley è costretto alle trasferte sia per gli allenamenti che per le partite. Sabaudia, San Felice, Sperlonga e Monte San Biagio i Comuni che ospitano gli atleti nostrani, costretti a sentirsi sempre “fuori casa”. La loro città, Terracina, 45 mila abitanti, non ha strutture, se si escludono le palestre delle scuole.

Da quando il palazzetto dello sport intitolato a Bibi Carucci (sic!) è entrato nel tunnel dei lavori, è il caos. Ed è uno scandalo, perché si rischia di affossare le realtà più brillanti, ma anche di impedire di fatto la formazione di nuovi atleti. Come i palazzi storici, anche quelli dello sport pagano inefficienza, burocrazia, indifferenza. E il costo non è solo economico (sono calati gli sponsor perché non è possibile mettere gli striscioni; sono saltati i biglietti di ingresso) ma anche sociale perché una struttura comunale consente di incontrarsi, coordinarsi, associarsi e organizzarsi. E invece, così, tutti sparsi.

Il Volley Terracina per il suo campionato nazionale si allena a Monte San Biagio e gioca a Sabaudia. La “Futura” va a San Felice Circeo e ha le giovanili in una scuola. Il calcio a 5 spende soldi per andare in strutture private, pagando il doppio se non il triplo di quanto pagava al Comune. E poi, pianto amaro, lo stadio Colavolpe. Tra cattiva manutenzione, sprechi e disinteresse sta lentamente morendo. Ultima novità, naturalmente negativa, lo stop improvviso dei lavori al PalaCarucci. Dopo l’aggiudicazione, appaltata e subappaltata, i 450 mila euro già non bastano più. Durante il rifacimento del controsoffitto sembrerebbe si sia danneggiato il parquet. Lavoro non previsto, occorre una variante in corso d’opera. Tutto fermo negli uffici.

E cosa ne è del mutuo da 3 milioni di euro ottenuto dal credito sportivo? Assegnato, sulla carta. Ma risultati zero. Anzi, siamo peggio di prima, con un debito in più. Un vero e proprio paradosso, se non un pasticcio politico-amministrativo, che solo gli uffici possono sbloccare. Sta di fatto che tra un convegno e l’altro sullo sport, questa è la città che è messa peggio in provincia sul fronte dell’impiantistica: niente piscine, niente palazzetti, niente stadio. Ci restano degli ottimi atleti. Stiamo bene attenti a non perdere pure loro.

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