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Domenica 11 Dicembre 2016

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La  Terracina di Alessandro Di Tommaso: così cambia la città
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La Terracina di Alessandro Di Tommaso: così cambia la città

Terracina

Agricoltura, commercio e turismo: le proposte della coalizione

Una poesia di Gigi Nofi «per scaldare i cuori». Comincia così, con la lettura di “Taracìna” affidata al regista Clemente Pernarella la presentazione della squadra di Alessandro Di Tommaso, candidato sindaco del Partito democratico. Pernarella apre ricordando le sue origini «notoriamente venete» (scherzando sul suo cognome, invece decisamente terracinese), davanti a una coreografia affidata ad un semplice vaso di bouganville e allo schermo cinematografico, che avrà il compito di sintetizzare una campagna elettorale “very smart”. Di Tommaso parte da lontano, quando «dieci anni fa cominciammo a pensare una città diversa». Poi, «gioie e anche sconfitte, ma se ora siamo qui è perché l’amore per Terracina ci ha obbligato a rialzarci». Non ha dimenticato, Di Tommaso, «nato alla spiaggetta», di menzionare soprattutto uno dei suoi alleati. Il « miracolo Arcangelo Palmacci», che con la sua lista Insieme a Te ha allargato la coalizione, facendo un passo indietro da candidato sindaco. «Oggi la città è al minimo storico riguardo la sua bellezza e il suo degrado», dice Di Tommaso, «va ripensata, unita in tutta la sua estensione con al primo punto del programma la partecipazione, che è seconda solo alla riorganizzazione della macchina amministrativa». Come si fa? «Coinvolgendo le persone per bene, invertendo la rotta – attacca – delle logiche clientelari e le millantate filiere di partito rivelatesi fallimentari». Terracina bella e povera, ammette, «terzultima nella classifica economica in provincia», ma «abbiamo una squadra capace, nata da un aggregazione di amici e colleghi divenuta progetto politico. Sette liste non ci servono, servono le persone giuste». 

Presto si capisce che è lui il protagonista, non parlerà nessun altro. I candidati sono tutti nelle prime file, lo applaudono, qualcuno forse si commuove anche. Molti sono giovani, alla prima candidatura, sorrisi a trentadue denti. Poi si passa ai temi. L’agricoltura «con le nostre 1000 aziende agricole e nessun dipartimento che se ne occupi in Comune»; la cultura «che funziona solo se si riorganizza il settore e si dota la città di un teatro, dopo che 14 anni fa qualcuno decise di trasformare il Fontana in un centro commerciale»; i servizi sociali, o meglio i «servizi alla persona», da rivalutare e «noi abbiamo le persone in grado di fare proposte all’Asl sull’ospedale, rilanciare un terzo settore in 14 anni dilaniato dai tagli, a cui vanno sostituiti investimenti». E il turismo: da destagionalizzare visto che, con i progetti sull’Appia e la Francigena «anche il governo ci dice che la nostra città può essere protagonista non per gli amici limitrofi, ma nel mondo». Applausi. Alla fine, l’ultimo colpo di teatro Di Tommaso lo affida di nuovo al video: corrono sullo schermo le mini-interviste a chi «voleva esserci e non ha potuto». Figure di spicco, come Fabrizia Abbate, figlia dell’ex sindaco, il celebre sassofonista di origini terracinesi Rosario Giuliani, Gabriele Panizzi, l’assessore regionale Rita Visini, l’europarlamentare Silvia Costa, il primario del Fiorini Francesco Ceci, quello di Oculistica Enrico Maria Vingolo, Massimo Battaglia dirigente Confsal, Roberto Percoco direttore artistico della compagnia teatrale Piccolo Teatro. Un assist a distanza, informale ma efficace per lanciare un unico messaggio: «Alessandro Di Tommaso, è la persona giusta, è la volta buona».

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