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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Il 19 dicembre inaugura il Palazzo della Bonificazione pontina

Il palazzo della Bonificazione Pontina

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Il nuovo museo e l'alternanza "noia-lavoro"

Terracina

Tutto tace sull’ospitata esclusiva che il nuovo museo della città sabato scorso ha offerto agli estimatori del burraco. E mentre resta avvolto da una coltre di mistero chi ha deciso che un luogo pubblico di tale pregio potesse essere adibito a circolo privato di carte con tanto di dipendente pubblico (uno solo per tutto il palazzo) pagato dalla collettività per fare la guardia all’edificio, non una parola arriva dalla politica, che pure in campagna elettorale tanto ha battuto su una oculata gestione dei beni culturali.

Ma se è bene forse non soffermarsi troppo sull’apertura straordinaria “sfuggita” di mano ad un’intera classe politica (a quanto pare all’oscuro di tutto), converrà porsi un paio di domande su cosa sarà del museo, se non domani, dopodomani. Sì, perché se è vero che oggi possiamo aprire il palazzo pure più del dovuto, l’accesso al pubblico è appeso al 31 luglio, giorno ultimo della convenzione tra il Comune, le scuole e la protezione civile che ne garantiscono l’apertura nel weekend. Poi non si sa.

Si sa invece che il progetto di alternanza scuola-lavoro che invia gli studenti di tre istituti superiori (Terracina, Priverno e Fondi) a fare alcuni servizi, non sta andando sempre bene. Se è vero - come è vero - che sabato scorso nessuno degli studenti si è presentato. E come dargli torto. Alcuni di loro arrivano da fuori, a gruppi di 12 o 15 devono presenziare obbligatoriamente. Ma cosa? Questo la politica dovrebbe verificare, ora che è tornata all’opera. Cosa fanno questi ragazzi nel museo, che accresca le loro competenze? Essendo minori, non possono allontanarsi nemmeno per un panino. Distribuiti nei vari piani, a volte prendono una boccata d’aria davanti alla porta, altre aprono e chiudono le finestre. Ma poi? Chi di dovere dovrebbe verificare se vi sia l’utilità didattica per questi ragazzi, che di cultura si vorrebbe nutrirli e non soltanto di crediti formativi. Sono stati, è vero, dotati di alcuni testi, con la pretesa che si mettano a studiare per interagire con turisti di chissà quale nazione, o a rispondere a delle domande. Ma il sospetto è che siano stati “parcheggiati” nel museo, visto che l’alternanza scuola-lavoro è obbligatoria. Ma quali compiti hanno? Come si trovano? Hanno esigenze? E opinioni? Dovrebbe appurarlo la politica, magari andandoli a trovare per farci due chiacchiere. Sono tutte informazioni in più.

I ragazzi avevano davanti alcuni progetti per l'alternanza scuola-lavoro: imballare zucchine, fare ripetizioni ai ragazzi delle medie, lavorare in un’industria casearia o stare al museo. Riusciremo a convincerli di aver fatto la scelta giusta?

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