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Venerdì 02 Dicembre 2016

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Comune di Terracina

Il palazzo comunale di Terracina

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Il Comune tarda a rispondere, autorizzata l'antenna

Terracina

Il Tar dà ragione alla società di telefonia mobile. Dopo un preavviso di diniego l'amministrazione non ha fatto trascorrere un anno. Troppo silenzio

La società Hightel Towers spa poteva avviare i lavori per la realizzazione di un’antenna di telefonia mobile sulla Pontina perché gli uffici non hanno perfezionato il procedimento di diniego, pure preannunciato. Il Tar mette la parola fine a un contenzioso tra il Comune e la società di telefonia mobile che il 14 luglio del 2014 aveva presentato la richiesta. Il caposettore Gestione ambientale nel settembre di quell'anno, aveva opposto il regolamento vigente per le emissioni elettromagnetiche, negando l’autorizzazione, subito impugnata dall’impresa. Ma stavolta non è stato il regolamento, notoriamente incompleto, del Comune a consentire la realizzazione dell’impianto, bensì il fatto che gli uffici comunali, al preavviso di diniego, non hanno più fatto seguire alcun atto facendo scadere così i 90 giorni dopo i quali può scattare il silenzio-assenso. Trascorso un anno, la Hightel Towers spa ha così chiesto al Comune di avviare il procedimento di assenso comunicando che, in assenza di riscontro, avrebbe comunque avviato i lavori. A nulla è valsa l’ingiunzione degli uffici comunali a non iniziare i lavori prima della pronuncia del Tar. Il tribunale amministrativo nei giorni scorsi ha riconosciuto sia la tesi del silenzio assenso «essendo ampiamente decorsi i novanta giorni», sia il diritto di far partire i lavori, poiché «la formazione del silenzio assenso - spiega il Tar - sulla istanza del 16 luglio 2014 dava titolo alla ricorrente per iniziare i lavori di realizzazione dell’impianto». Non solo. I giudici precisano: «La diffida del 20 novembre 2015 a soprassedere ai lavori nelle more della decisione da parte del Tar è del tutto priva di fondamento normativo».

Il Comune si scopre, ancora una volta, "scoperto" sul fronte della regolamentazione degli impianti di telefonia e le conseguenti emissioni elettromagnetiche. Ad un regolamento lacunoso, superato e rattoppato con deroghe e integrazioni, stavolta si è aggiunta una distrazione sulle tempistiche da rispettare per sospendere l’iter. Al preavviso di diniego doveva seguire un atto comunale di conferma, che non c’è stato. L’antenna, dunque, che comunque l’amministrazione riteneva di non dover realizzare, può essere installata. Ma non solo. Il Comune è stato condannato a pagare le spese di giudizio, stabilite in quattromila euro.

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