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Domenica 04 Dicembre 2016

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Notte bianca tra luci e ombre: la città divisa in due

Un momento del "silent party" durante la Notte bianca

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Notte bianca tra luci e ombre: la città divisa in due

Terracina

Entusiasmo per l'ondata di gente nel centro storico: boom di visitatori al museo e al "silent party". Ma servono regole chiare

Luci e ombre per la prima Notte bianca organizzata nel centro storico alto di Terracina lo scorso 10 agosto. La manifestazione, voluta dai privati col patrocinio dell’amministrazione comunale, ha attirato un numero elevatissimo di cittadini nella città antica, dando una boccata d’ossigeno alle attività commerciali, ma al contempo ha lasciato più di qualche perplessità in chi, da anni, prova a marcare con un segno di qualità il borgo antico.

Numeri più che positivi per il nuovo museo della città, tenuto aperto alla cittadinanza anche la sera con le visite guidate gratuite gestite dall’associazione Artes. Oltre mille i visitatori, gestiti a gruppi di 20 ma che poi sono cresciuti a dismisura. Successo anche per il «silent party», che ha visto una miriade di giovani frequentare per il secondo giorno di seguito la città antica. La sera prima, infatti, un alto gradimento è stato espresso dalla cittadinanza per la manifestazione «4 note in punta di matita», organizzata da ragazzi giovanissimi con soli 600 euro di contributo comunale. Così, dopo i fumetti, la musica acustica e i trampolieri, mercoledì è stata la volta di una discoteca all’aperto, in cui però ognuno è stato dotato di cuffie sintonizzate sul dj che preferiva. Musica, ma in silenzio.

Eppure, se il tentativo di portare persone e giovani nel centro storico alto può considerarsi una nuova sfida da accogliere con entusiasmo, non sono mancate le note dolenti, dovute probabilmente ad un evento organizzato in pochi giorni e senza direttive precise da parte dell’amministrazione comunale, che pure ha patrocinato l’evento. Numerose sono state le lamentele soprattutto per la scelta di allestire sull’antico corso Anita Garibaldi bancarelle definite «da fiera»: caramelle, noccioline, fritti all’aperto, piadinerie e paninerie ambulanti, musica neomelodica a tutto volume fino a tardi, gonfiabili accanto a negozi di pregio e gallerie d’arte. Un miscuglio considerato eccessivo e improvvisato, da alcuni, che avrebbero gradito una maggiore concertazione con i commercianti del posto. Rilevata anche la carenza di wc e servizi igienici, l’insufficienza di cestini per la raccolta dei rifiuti (nei vicoli ieri mattina c’erano cicche di sigaretta e bicchieri vuoti sparsi), e l’assenza di un regolamento su ciò che si può e non si può fare e vendere, e in che modo. Manca insomma un indirizzo sulla vera vocazione del centro storico alto.

Tra chi ha gridato al pasticcio e allo scandalo e chi invece si è mostrato entusiasta per il fiume di persone arrivate, si paga senz’altro un dato storico: una città per decenni divisa in due, tra zona alta e zona bassa, con relative categorie, etichette e opinioni. Indispensabile, dunque, sarà rilanciare il patrimonio millenario del borgo antico perché sia aperto a tutti, ma con regole chiare e paletti precisi, come si conviene a qualsiasi bene culturale. E poi, controlli su suolo pubblico, rilascio delle autorizzazioni, tipologia delle esposizioni. In una parola, avere una visione. Perché se si guarda all’Unesco a qualcosa si dovrà pur rinunciare. Ma sempre con una bussola: il centro storico è di tutti.

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