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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Comune di Terracina

Il palazzo comunale di Terracina

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Dissesto finanziario, la giunta se la prende comoda

Terracina

Procaccini aveva promesso una grande festa il 19 settembre, ma a 20 giorni dalla scadenza dei 5 anni di gestione straordinaria tutto tace. Giallo sul fondo messo a disposizione dallo Stato

Cercasi uscita dal dissesto disperatamente. Niente di nuovo all’orizzonte sulla grande festa del 19 settembre annunciata da Nicola Procaccini in campagna elettorale per festeggiare l’uscita dal dissesto finanziario. Mancano poco più di 20 giorni alla data fatidica dei 5 anni dalla dichiarazione della bancarotta del Comune. Il rientro da parte del debito doveva essere uno dei successi del primo mandato Procaccini, ma ad oggi sulla questione permane un rumoroso silenzio. Con circa 2,5 milioni di euro l’ente riuscirebbe a coprire il fabbisogno dei creditori che hanno accettato di essere liquidati al 45%, ma ad oggi quei soldi non ci sono. Senza la vendita della farmacia, del mercato Arene, senza un mutuo e una strategia di incassi, probabilmente non resterà che rimandare. Ma a quando? Mistero.

Eppure con un recente decreto il governo Renzi ha messo a disposizione un nuovo fondo per i Comuni dissestati. Lo si è chiesto? E, se no, perché no? Con un maxi prestito da 24 milioni di euro già sulle spalle dei cittadini, i circa 2,8 milioni in più che si riceverebbero dallo Stato non farebbero molta differenza sul debito, ma consentirebbero di uscire immediatamente dal dissesto e rivedere le imposte e le tasse, che oggi i cittadini pagano al massimo. La strategia adottata da Procaccini e dal suo assessore al Bilancio Danilo Zomparelli, invece, sembra prediligere il gioco in difesa. Procaccini in un recente Consiglio comunale lo ha anche detto: fino a quando si è in dissesto, ci sono una serie di garanzie. Quali? Spese oculate, decreti ingiuntivi e interessi passivi bloccati, ma non solo. I creditori più ostinati, quelli che non hanno accettato di ricevere meno della metà, potrebbero stancarsi di aspettare e ripensarci. E non è ancora tutto.

L’attendismo potrebbe rappresentare per il primo cittadino anche un vantaggio politico. Un secondo mandato di relativa tranquillità, senza dover rivedere le strategie economico-finanziarie e ricominciare con ingiunzioni e guerre legali. Si sta più comodi, insomma. Se non fosse che con il dissesto una pratica edilizia continuerà a costare 516 euro. Che in altre parole vorrà dire una risposta politica debole a quella che è stata - ed effettivamente è - definita la priorità in campagna elettorale: tornare alla normalità. Sfida da cogliere anche a rischio di mettere a repentaglio la propria popolarità, perché dopo i sacrifici chiesti ai cittadini e ai tanti creditori (la parte più facile di gestione di un dissesto), ora toccherà passare alla fase due, quella delle strategie politiche per il futuro. Quella prediletta, ad ora, pare essere: blindati in difesa, «protetti» dal dissesto.

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