Col cimitero senza loculi e la necessità di estumulare in continuazione, l’opportunità di far sparire rame e marmo era ghiotta. I resti delle tombe che venivano distrutte per lasciare spazio ai nuovi loculi seguivano così due strade parallele. Una legale, con gli avanzi di marmo e “oro rosso” che uscivano dal cimitero per essere smaltiti da ditte incaricate, trattandosi a tutti gli effetti di rifiuti speciali. E, accanto alla trafila regolare, un’attività sotterranea che faceva sparire nel nulla rifiuti speciali da cui ricavare guadagni.

Le indagini partite
dal controllo di un furgone su cui venivano trasportati i materiali di risulta senza alcuna autorizzazione.