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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Un viale del cimitero comunale
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Gli affari col rame
del cimitero

Terracina

Col cimitero senza loculi e la necessità di estumulare in continuazione, l’opportunità di far sparire rame e marmo era ghiotta. I resti delle tombe che venivano distrutte per lasciare spazio ai nuovi loculi seguivano così due strade parallele. Una legale, con gli avanzi di marmo e “oro rosso” che uscivano dal cimitero per essere smaltiti da ditte incaricate, trattandosi a tutti gli effetti di rifiuti speciali. E, accanto alla trafila regolare, un’attività sotterranea che faceva sparire nel nulla rifiuti speciali da cui ricavare guadagni.

Le indagini partite
dal controllo di un furgone su cui venivano trasportati i materiali di risulta senza alcuna autorizzazione.

Lo stratagemma è stato scoperto dagli agenti del Commissariato di polizia di Terracina che hanno denunciato in stato di libertà un dipendente del Comune di Terracina e un 30enne, L.M., soggetto già noto alle forze dell’ordine nonché sorvegliato speciale. Per entrambi si profila l’ipotesi di reato in concorso previsti in materia di rifiuti speciali. Secondo l’accusa i due si sono resi responsabili del prelevamento e il trasporto non autorizzato di materiale dal cimitero. Le indagini sono partite da lontano. Alcune settimane fa, durante un controllo in strada, gli agenti del Commissariato diretto dal vicequestore aggiunto Bernardino Ponzo hanno fermato un furgone.

A insospettire i poliziotti il fatto che alla guida ci fosse proprio il 30enne, già noto agli investigatori. Dal veicolo spuntavano accessori funerari: oggetti di bronzo e rame, tipici degli arredi funerari, insieme ad altro materiale utilizzato per la costruzione di loculi e cappelle. Una circostanza davvero singolare che ha spinto i poliziotti ad approfondire le indagini, tanto più che il 30enne non aveva alcuna autorizzazione per il trasporto e lo smaltimento di quei rifiuti speciali. L’ipotesi che dietro ci fosse un business illecito è andata via via ricostruendosi di pari passo con l’avanzare delle indagini. Dalle ricerche condotte dal Commissariato è infatti emerso in modo inconfutabile che gli oggetti arrivavano proprio dal camposanto comunale. 

Di più: dagli accertamenti sui resti ritrovati emergeva che provenivano dalle estumulazioni avvenute di recente. Per definire tutte le responsabilità sui fatti constatati, la polizia ha consultato e acquisito tutta la documentazione utile alle indagini dagli uffici comunali. Tra le “carte”finite sotto la lente degli investigatori, i conferimenti e le autorizzazioni a ditte incaricate al trasporto e smaltimento dei rifiuti cimiteriali. Gioco facile, a quel punto, constatare la non corrispondenza tra il numero delle estumulazioni effettuate e i trasporti del materiale di risulta. «Pertanto - si legge in una nota della Questura - contrariamente a quanto previsto dalle delibere della giunta municipale e dalle determine dell’Azienda Speciale, si appurava che il dipendente comunale in concorso con l’altro sospettato avevano organizzato una gestione illecita e parallela dei rifiuti speciali». 

Non è finita qui. Perché oltre al recupero della merce ritrovata nel furgone, irregolarità sono emerse anche sul veicolo utilizzato dal 30enne. La targa era clonata e i documenti erano risultati falsi. A questo punto le indagini sono tutt’altro che concluse. La polizia vuole capire che portata avesse il giro scoperto. Un’indagine delicata, visto che riguarda materiali potenzialmente inquinanti. Da approfondire anche un altro aspetto, e cioè ipotetici collegamenti con eventuali furti all’interno del camposanto. Circostanze su cui, appunto, sono in corso accertamenti.

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