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Domenica 04 Dicembre 2016

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Un’area verde del quartiere Calcatore a ridosso del viadotto tangenziale Monte Giove
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Al Calcatore gli orti urbani
Maxi area vicino la galleria

Terracina

Potrebbe arrivare un po’di respiro per il quartiere forse più urbanizzato della città se rapportato ai servizi, alle piazze, agli uffici, di cui è dotato. Il respiro arriva dall’agricoltura, la stessa agricoltura che in zona Calcatore anni fa è stata sacrificata per realizzare le palazzine e le strade che oggi danno una casa e parcheggi a tanti cittadini. Ebbene, il verde agricolo potrebbe tornare ad avanzare contro il cemento e ricongiungersi idealmente all’area immediatamente adiacente (La Valle, San Silviano e giù, ancora, verso le colline), dove tra serre e campi coltivati, la terra ancora si lavora. 

Due le porzioni
comunali scelte
per l’assegnazione
a cittadini residenti
e associazioni locali.

Tutto grazie agli orti urbani, progetto proposto dall’associazione nazionale Italia Nostra, fatto proprio da Agenda 21 e il Comune di Terracina ormai nel 2013, quando si decise che sì, a Terracina un’attività di coltivazione della terra in modo condiviso, collettivo, si poteva e doveva fare. Poi, sono passati due anni, quasi tre. L’accelerata è arrivata nelle ultime settimane, quando il commissario straordinario Erminia Ocello ha approvato il regolamento proposto da Agenda 21. Nei giorni scorsi, un passo ulteriore, ovvero l’individuazione delle aree comunali da destinare agli orti urbani. Si tratta di due aree distinte ma entrambi incastonate nel quartiere Calcatore, adiacenti al viadotto tangenziale Monte Giove, quello che conduce alla galleria. In tutto si tratta di uno spazio considerevole, circa 4 mila metri quadrati di verde pubblico. 

La prima, di 2.500 metri quadrati sarà destinata ai normali richiedenti diritto previsti dal regolamento. Questi sono cittadini residenti con reddito Isee inferiore ai 15 mila euro (per il 65% dei terreni), cittadini con reddito superiore ai 15 mila euro (per il 10% dei terreni). Un’area di 1.400 metri quadrati circa, invece (il 25% restante) andrà ad associazioni ed enti no profit. Con l’assegnazione delle aree, si capisce che su quei terreni sono state svolte già tutte le verifiche fisiche, chimiche e biologiche, tali per cui quelle distese di verde incolto potranno trasformarsi in orti sociali. Una riconquista dell’agricoltura in un’area in cui il terreno agricolo spesso e volentieri è stato trasformato in edificabile per le esigenze abitative. Lì dove c’era l’erba... nasceranno ortaggi.

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