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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Ascensori per il centro storico, un'attesa che sa di beffa

L'area in cui devono sorgere gli ascensori a Terracina

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Ascensori per il centro storico, un'attesa che sa di beffa

Terracina

Da 10 anni commercianti e residenti sono ostaggio di inefficienza e burocrazia e rimangono isolati dal resto della città

È uno dei casi di sperpero di denaro pubblico forse passati maggiormente sotto silenzio, i cui ritardi a ben guardare invece hanno sacrificato e stanno sacrificando un’intera comunità di residenti e commercianti.

Gli ascensori per l’accesso al centro storico alto rischiano di fare la fine della variante C2: decenni di discussioni, e quando arrivano è troppo tardi. Nelle scorse settimane la Soprintendenza per i Beni archeologici ha rilasciato i pareri dai quali si evince che l’opera si può fare. Partnership, riqualificazioni, grandi opportunità, ma anche non poche prescrizioni da osservare: bisogna fare saggi, scavare, controllare. Se non si mette subito in moto la macchina amministrativa, rischiano di passare altri dieci anni.

È una delle opere più importanti per Terracina. Sarebbe una vera beffa per l’intera città dover aspettare ancora perché il milione 250 mila euro è stato riconosciuto dalla Regione proprio dieci anni fa, ed è stato pure speso, anche se male e per altro. Quelli erano soldi dei cittadini. Che hanno maturato un diritto. Quali che siano le perplessità archeologiche – e non mancheranno - esistono Soprintendenze, uffici e professionisti pagati per risolvere ogni problema, come si è fatto a Perugia, Spoleto, Roma, Gubbio, città non meno preziose. Non si faccia avanzare il sospetto che l’ostacolo archeologico sia il paravento dietro cui nascondere ritardi e inefficienze.

La città alta rischia di restare, ancora per decenni, niente più che una prestigiosa “periferia” della città. Bella e isolata. Difficile da raggiungere, poco appetibile per il mercato immobiliare, ad oggi è una riserva indiana di commercianti tenaci, ma non eterni. Gente che paga le tasse e tutte le mattine apre la saracinesca. Qui, ormai, per molti lo spuntare di un reperto è più motivo di paura che di orgoglio. Attardarsi ancora per l’amministrazione pubblica vorrebbe dire perpetrare una vera e propria violazione. Si dibatta sull’archeologia come sull’urbanistica: si facciano convegni e tavole rotonde, si pubblichino tutti gli atti. Ma si faccia presto. Il centro storico e i suoi cittadini non possono più attendere.

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