La chiusura prolungata della piscina scoperta di Latina resta un nodo difficile da sciogliere e per questo la Latina Pallanuoto torna a denunciare pubblicamente una situazione che sta preoccupando non poco la società in vista del prossimo campionato di serie A2. Società che, non va dimenticato, è già stata costretta ad "emigrare" ad Anzio nella scorsa stagione per disputare le partite interne. Ora torna allo scoperto, come un vero e proprio fiume in piena, il presidente Francesco Damiani: «E' ormai trascorso oltre un anno da quando si è insediata la nuova amministrazione - dice il massimo dirigente nerazzurro -. Abbiamo incontrato più volte il sindaco Coletta per parlare delle tariffe per l'utilizzo della piscina open ma l'unica cosa che si è registrata è stata la chiusura della piscina, con le società sportive di nuoto e pallanuoto costrette ad emigrare in tutte le strutture della regione. E questo nonostante i risultati ottenuti da noi e dall'Antares Nuoto. I problemi sul tavolo sarebbero di natura legale con il gestore. Sta di fatto che è impensabile che la seconda città del Lazio non possa permettersi di consentire lo svolgimento delle attività natatorie e della pallanuoto, costringendo circa 200 giovani, e le rispettive famiglie, a spostamenti scomodi e costosi».
Poi Damiani allarga il discorso: «Abbiamo avanzato diverse proposte, lanciato idee e soluzioni per individuare una soluzione, anche provvisoria, utile per poter affrontare la prossima stagione con la certezza di poter utilizzare la piscina di Latina. Siamo anche disposti a pagare i costi relativi alla manutenzione ordinaria della piscina open nel periodo invernale. Ma alla luce di questo silenzio ci viene soltanto da pensare, evidentemente, di essere diventati un problema che nessuno intende affrontare e risolvere».
La conclusione? E' un ultimatum: «La Latina Pallanuoto non intende continuare ad essere emarginata dalla città. Se non verrà trovata una soluzione per farci giocare a Latina ci tireremo fuori. E' possibile che ci trasferiremo in un altro centro. Però chiederemo i danni subiti. Noi nutrivamo grandi speranze nella nuova amministrazione, ma a distanza di oltre un anno siamo fortemente delusi. Siamo penalizzati e a nessuno importa. Così si gettano al vento anni di duro lavoro. Ma chi decreterà di fatto la nostra scomparsa dovrà anche prendersi la responsabilità davanti a quella fetta di città che ha ancora a cuore le nostre sorti».