Non era certo il modo con cui avevano pensato di festeggiare il primo mese di attività del Latina 1932. Ma dalle parti del Francioni il 6-0 (pesantissimo, per carità) incassato a Rieti domenica pomeriggio nella prima di campionato è stato accolto senza troppi drammi. Il ritardo di preparazione non deve essere un alibi, questo è stato ripetuto più e più volte, ma può bastare a non far suonare subito l'allarme. Anche se i tifosi, giustamente, hanno storto il naso per una sconfitta senza precedenti ed una prestazione non all'altezza, la società non si fascia la testa prima di essersela rotta.

Di difetti questo Latina ne ha, per forza di cose, e la sfortuna ha voluto che alla prima di campionato ci fosse proprio una squadra forte come il Rieti che i limiti attuali dei nerazzurri li ha fatti venire fuori tutti e in un colpo solo: «E' vero, il passivo è stato molto pesante e inaspettato, ma avevamo messo in preventivo che contro il Rieti non sarebbe stato affatto semplice. Loro sono una delle favorite, noi eravamo alla terza partita tutti insieme. Non vogliamo cercare scusanti, ma neanche dare addosso a calciatori e tecnico nei quali continuiamo a riporre la totale fiducia».

Sono queste le parole del direttore generale, Fabio Napolitano, che nega sul nascere eventuali prime crepe nel progetto tecnico pontino: «Certo, qualcosa non è andato nel verso giusto. Abbiamo parlato con il mister e speriamo che sia solo un grave incidente di percorso. Non possiamo però non tenere conto del fatto che tutto è stato fatto con estrema rapidità - continua il direttore degli Istituti Steve Jobs di Latina - Siamo riusciti ad andare in ritiro contro ogni pronostico e con una squadra costruita in un amen che, però, non ha potuto purtroppo giocare amichevoli proprio a causa del ritardo nella preparazione. Ma ai nostri tifosi chiedo di avere pazienza, di aiutarci in questo percorso di crescita, perché assicuro che non è semplice per nessuno di noi. Abbiamo fatto letteralmente un miracolo in soli trenta giorni di attività, credo che nessuno avrebbe mai scommesso in una cosa simile».

In effetti, al traguardo di un mese esatto di inizio attività, di acqua sotto i ponti sembra esserne già passata parecchia: «Stiamo raccogliendo quotidianamente le impressioni dei nostri sostenitori, cerchiamo di accontentare tutti, ma, ripeto, tutta la società, nessuno escluso, sta facendo i salti mortali per riuscirci. Penso però che stiamo crescendo, imparando a muoverci in questo mondo e con buoni risultati. Siamo riusciti a raggiungere tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Dall'abbigliamento tecnico, che non era facile reperire in agosto (la Macron ci ha dato il materiale il 14 agosto), al prato di Francioni e Fulgorcavi, tornati finalmente verdi; dalle bandierine dei calci d'angolo, ai bagni completamente da rifare, passando per la cartellonistica e tanto, tanto altro. Per comprendere bisognerebbe averlo visto, ma assicuro che la situazione in cui ci siamo trovati a lavorare è stata difficile. Non siamo partiti da zero - continua Napolitano -, ma ben al di sotto visto che era tutto da rifare. Per non parlare delle difficoltà con i fornitori, molti dei quali si allontanano quando sentono la parola Latina Calcio, non capendo che abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per creare una discontinuità netta con il passato».

Eppure, nonostante la sconfitta pesante di Rieti, Napolitano guarda avanti e rassicura i tifosi: «Il progetto che abbiamo messo in piedi è lungimirante. Non faremo mai i passi più lunghi del dovuto, vogliamo diventare un tutt'uno con la città e tornare nei campionati che questa piazza merita. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo trovato la strada giusta e stiamo conducendo a mio avviso la società in modo professionistico. Ma non è facile e per questo, lo ripeto, mi sento di chiedere alla città stessa appoggio e comprensione per gli errori, spero il meno possibile, che potremmo commettere lungo il nostro cammino».
Tornando all'aspetto tecnico, Napolitano si sofferma sulla rosa: «Il mercato? Siamo alla finestra, qualcosa cercheremo, ma senza stravolgere una squadra su cui abbiamo riposto piena fiducia. Solo giocando il mister poteva sapere il tipo di materiale umano che aveva a disposizione. Il caso dei cartellini rossi non mi preoccupa. Abbiamo stilato un regolamento interno dopo una riunione con tutta la squadra, proprio come si fa tra i professionisti»