Roma, 14 feb. (Labitalia) - I recenti sviluppi tecnologici, dalla correzione dei bias alla formazione di competenze specializzate, porterà a una crescita esponenziale dell’adozione dell’Ai nei prossimi 18/24 mesi, raggiungendo l’80/90% delle aziende. Emerge dal report di Ibm, 'From roadblock to scale: the global sprint towards Ai'. "Lo studio - spiega in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Alessandra Santacroce, direttore relazioni istituzionali Ibm Italia e presidente Fondazione Ibm Italia - mostra che, nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare, i recenti sviluppi in termini sia tecnologici che di consapevolezza degli attori aziendali, causeranno una accelerazione nell'adozione e nella diffusione dell’Ai del tutto imprevista".

"Una delle barriere - sottolinea - alla diffusione dell’Ai resta la mancanza di competenze: il 37% del campione cita questo elemento come limite maggiore, al secondo posto con il 31% si registra la crescente complessità dell’analisi dei dati e al terzo la mancanza di strumenti per lo sviluppo di modelli di Ai personalizzati, 26%". "Il report - prosegue - sottolinea che 3 aziende su 4, tra le più grandi a livello globale, hanno implementato (34%) o stanno sviluppando una fase preparatoria verso l’Ai (39%). le aziende sotto i 1.000 dipendenti al contrario registrano un sensibile ritardo: solo il 29% del campione adotta soluzione di Ai".

"In Italia - fa notare Alessandra Santacroce - dove le pmi sono il 95% delle aziende, quest’ultimo significativo dato dovrebbe essere posto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Oltre alle misure previste dall’ultima legge di bilancio, le nostre imprese necessitano di un ulteriore sforzo sia culturale che economico in modo da essere accompagnate verso un’adozione dell’Ai che sia coerente con le vocazioni locali e in grado di cogliere le sfide e le opportunità dei prossimi anni". "Infine, lo studio sottolinea - osserva - la necessità mostrata dalle aziende di una tecnologia che sia affidabile, in grado di spiegare con certezza il modo in cui le decisioni vengono assunte, e capace di costruire una cultura basata sulla fiducia all’interno delle organizzazioni. Il 78% degli attori coinvolti, infatti, definisce molto importante il fatto che le aziende possano aver fiducia dei risultati dell'Ai e che questi siano imparziali, sicuri e affidabili".

"La velocità - sottolinea - dell’attuale trasformazione digitale comporta la necessità di adeguare costantemente le competenze alle nuove opportunità di lavoro, favorendo l’incontro tra domanda e offerta in una prospettiva dinamica. Sappiamo che il 100% dei lavori cambieranno ed è fondamentale investire per cogliere le nuove opportunità occupazionali. Competitività del nostro sistema economico e inclusività sono un binomio imprescindibile". "Competenze stem - avverte - insieme ai behavioural skills saranno la nuova linfa per valorizzare il capitale umano. E sempre più è necessario un gioco di squadra tra pubblico e privato per sviluppare modelli innovativi di formazione. In tale ambito Ibm è impegnata su diversi fronti". "Il progetto Nerd (Non e' roba per donne?) nato da una collaborazione fra Ibm Italia e il dipartimento di Informatica dell'Università La Sapienza di Roma - ricorda - si propone diffondere la passione per l'informatica tra le giovani studentesse al fine di orientare le loro scelte universitarie. Il progetto animato dalle volontarie Ibm molte delle quali wit (women in technology) si prefigge di mostrare come l'informatica sia una disciplina creativa, interdisciplinare, sociale, e basata sul problem solving".

"Il progetto - continua - prevede sessioni plenarie e laboratori durante i quali le ragazze, provenienti dagli ultimi anni delle scuole superiori di secondo grado, imparano a programmare app per cellulari, senza necessità di alcuna competenza pregressa, utilizzando la piattaforma di Ibm cloud. A Taranto ha preso, inoltre, il via il primo 'P-Tech - esperti digitali' italiano: un percorso di studi di sei anni che ha l’obiettivo di formare i giovani alle professioni del futuro, realizzato da Ibm in collaborazione con partner pubblici e privati come Politecnico di Bari, Ufficio scolastico regionale della Puglia, la Confindustria, Angel Group e Ordine degli Ingegneri e recentemente Intesa San Paolo. Si tratta di un modello formativo già diffuso all’estero e che ha già coinvolto 23 Paesi, oltre 138 Università e più di 600 partner industriali e che, presto porterà sui banchi di scuola 125mila studenti su scala mondiale".

"Il modello formativo, che è stato messo a punto in conformità con le priorità e i piani del ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca, è stato pensato per creare sinergia tra la scuola secondaria di secondo grado, l’università e l’ecosistema industriale del territorio pugliese per promuovere le nuove competenze oggi richieste dal mondo del lavoro e un apprendimento in grado di durare l’intera vita professionale", aggiunge. "Dinamico perché rimodulabile - chiarisce Alessandra Santacroce - ogni anno sulla base delle esigenze, il percorso per lo sviluppo delle competenze digitali si baserà sullo studio di tecnologie quali l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, il cloud, la blockchain e l’Internet of things, tutte applicabili all’Industria 4.0, al quale saranno associati corsi di ingegneria e di programmazione, ma anche di soft-skill e di etica. A completare l’iniziativa sono previste anche esperienze sul campo attraverso seminari, tutoraggi e stage forniti dai partner industriali a tutti gli studenti. Inoltre, Ibm ha in campo un intenso programma di collaborazione con le Università per promuovere un approccio integrato alla costruzione dei saperi del futuro".