(Trapani) - Poi Bernardo Salvo racconta della "stanza nera". "Ci hanno tenuti in una stanza tutta dipinta di grigio scuro e nero - spiega - dal pavimento alle pareti, e non venerano finestre. Era tutto buio. Accendevano ogni tanto la luce ma poi la spegnevano subito". Ma come ha superato questi tre mesi di inferno? "Ci facevamo forza l'un l'altro - dice -solo che nelle ultime settimane eravamo davvero molto giù di morale. Pensavamo di dovere trascorrere anche il Natale in carcere. Nel frattempo a Montecitorio le mogli e le figlie dei pescatori si sono sistemate in una tenda all'ingresso del parlamento. "Ho visto ieri per la prima volta quelle immagini è quello che mia moglie ha fatto. Sono rimasto senza parole".
Nel trasferimento da un carcere all'altro Salvo ha potuto vedere Bengasi. "Una città fantasma - dice - giravano solo militari e non ho mai visto un bambino. DI notte sentivamo dalle nostre finestre gli spari dei fucili". Poi, Bernardo Salvo racconta che dopo la liberazione, quando stavano per ripartire e i motori non funzionavano, "abbiamo avuto paura di tornare in carcere". "E' venuto un nostro amico italiano e ci ha detto 'andate via subito perché altrimenti rischiate di essere nuovamente portati un prigione perché diceva che i parenti dei 4 detenuti libici che dovevano essere liberati in cambio del nostro rilascio erano molto arrabbiati perché i loro congiunti ancora erano in carcere". Un'altra conferma di uno scambio tra prigionieri?