Roma, 3 gen. (Adnkronos) - Sono ore frenetiche nei palazzi della politica, con una sorta di countdown avviato per l'inizio della crisi di governo. In realtà in queste ore sarebbe in corso un'intensa attività degli sherpa all'interno della maggioranza perchè si arrivi ad un armistizio tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il leader di Italia viva, Matteo Renzi, dopo la battaglia senza esclusione di colpi tra i due che va avanti da alcune settimane.
Un passaggio fondamentale e propedeutico perchè la coalizione che sostiene il governo ritrovi un collante che permetta al governo di proseguire la sua azione nei prossimi mesi, a cominciare dall'elaborazione del Recovery plan. Parallelamente però continuano a susseguirsi le ipotesi sugli scenari che potrebbero aprirsi qualora i tentativi di mediazione fallissero e si aprisse la crisi di governo.
Una situazione che richiederebbe naturalmente l'intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che per ora, come ovvio, segue gli eventi da spettatore molto interessato. Termine usato non a caso, visto che in questo frangente al Colle non ci si esercita nel disegnare piani alternativi e nell'immaginare nuovi esecutivi in caso di dimissioni del premier.
Le valutazioni politiche del Capo dello Stato restano scolpite nel messaggio di fine anno della serata di giovedì scorso. La "declinazione nazionale" del "piano europeo per la ripresa deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse". Perciò "questo è tempo di costruttori. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte".
Tradotto, i finanziamenti che arriverranno dall'Ue non potranno essere utilizzati per mance ed interventi a pioggia privi di organicità, ma dovranno servire a garantire un rilancio vero del Paese, insomma andrà tenuta ben presente la differenza tra debito buono e debito cattivo. Nè il Recovery plan potrà diventare il terreno per giochi tattici fini a se stessi, finalizzati a riposizionamenti politici, rimpasti, distribuzioni di incarichi.
Mattarella resta quindi in attesa di capire se e come le sue parole sono state recepite e come evolveranno confronti e incontri all'interno delle forze politiche, a partire naturalmente da quelle di maggioranza. Inutile quindi esercitarsi su quelli che potrebbero essere i piani alternativi, le formule di governo alle quali starebbe pensando il Presidente della Repubblica.
Solo se e quando si aprirà la crisi di governo, non un minuto prima, il Capo dello Stato entrerà in campo per esercitare il suo ruolo di arbitro. E naturalmente compirà le sue valutazioni e scelte in base agli sviluppi che hanno portato alle dimissioni del presidente del Consiglio e alle indicazioni che gli verranno fornite dai partiti.
In altre termini inutile in questa fase rivolgersi al Colle per avere lumi sulle ipotesi che continuano a susseguirsi in queste ore su possibili procedure (cambio di alcuni ministri, rinvio del governo alle Camere); formule (riproposizione dell'attuale maggioranza, creazione di nuove coalizioni, esecutivi tecnici o di larghe intese); e su potenziali premier (lo stesso Conte, Dario Franceschini, Luigi Di Maio, Lorenzo Guerini, Mario Draghi, Marta Cartabia, Carlo Cottarelli, Enrico Giovannini, Elisabetta Belloni).
Se le delegazioni delle forze politiche dovessero essere convocate allo studio alla Vetrata, Mattarella, come avvenuto in tutte le crisi di governo che ha gestito in questa e nella precedente legislatura, sarà attento innanzi tutto a rispettare e soprattutto salvaguardare anche per il futuro le prerogative costituzionali del Capo dello Stato, nel rispetto di quelle degli altri organi istituzionali. Partendo da queste premesse verificherà se sarà possibile avere un governo sorretto da una maggioranza nata da un accordo politico. In caso contrario, lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni diventerebbero praticamente obbligati.