(Adnkronos) - Previsioni? " Quando la pandemia finirà, come tutte le guerre e i grandi sommovimenti della storia, produrrà dei cambiamenti: la speranza in prospettiva è che alcuni siano positivi. Ma nell'immediato il quadro è nero e peggiorerà. Ce lo raccontano tutte le grandi emergenze studiate in maniera longitudinale. Nella fase acuta di stress c'è l'effetto combattimento, le sostanze prodotte dal nostro corpo attutiscono l'effetto depressogeno e di abbattimento della performance che in questa situazione si produce. Ma adesso, dopo un anno di pandemia ed una serie di defiance, subentrano la stanchezza e l'incertezza che impattano inevitabilmente sull'economia. In Inghilterra sono infatti stati proprio gli economisti della London school of economics a fare attivare una rete di assistenza psicologica nazionale".

E la salute? "Il disagio psicologico nel tempo crea malattie, c'è una epidemiologia a tal proposito. I dati riguardano quelle autoimmunitarie, le metaboliche, le cardiovascolari. Oggi il rischio di insorgenza di una patologia è doppio, con i costi conseguenti. Altro impatto - rileva lo psicologo - è legato ai comportamenti: la gente depressa non fa l'amore, non esce, non spende, prende giorni malattia. La legge 81 ha inserito come norma su richiesta dell'Europa lo stress da lavoro correlato, perché l'Ue si accorse che la prima causa di assenteismo da lavoro era lo stress. E per aumentare produttività decise di intervenire in questo modo. D'altronde un paese che vuole rilanciarsi deve gestirlo questo problema. Il disagio psicologico e quello economico - conclude - sono due vasi comunicanti che si amplificano a vicenda", in uno scenario aggravato dal "crescente divario sociale e tra nord e sud".

(di Roberta Lanzara)