Roma, 17 nov. (Adnkronos Salute) - Il 15,8% dei decessi legati alla pandemia di Sars-CoV-2 negli ospedali italiani ha riguardato persone affette da demenza. Uno su sei, calcola l'Istituto superiore di sanità . Pazienti che presentavano al pari di altri la febbre come sintomo di esordio, ma che, a differenza di chi non aveva demenza, mostravano meno frequentemente, probabilmente proprio a causa dei problemi cognitivi, i sintomi tipici dell'infezione, quali dispnea (68,8% contro 74,3%) e tosse (30,9% contro 40,3%). Avevano inoltre minori possibilità di ricevere terapie di supporto e di avere accesso alla terapia intensiva, e mostravano un peggioramento clinico più rapido e aggressivo rispetto agli individui con cognizione piena.
E' questo lo scenario delineato dai ricercatori dell'Iss che, in uno studio apparso su 'Alzheimer's & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring', hanno esaminato le cartelle cliniche di 2.621 pazienti deceduti per Covid-19 e, tra questi, ne hanno identificati 415 affetti da demenza, tracciandone un identikit fisico - più frequentemente donne (47,2% contro 29,6%) e più anziani (84,3 contro 77 anni), rispetto agli individui senza demenza - e clinico - una maggiore prevalenza di fibrillazione atriale (27% vs. 21,4%), di ictus (18,8% vs. 9%) e una minore prevalenza di diabete (25,5% vs. 32,1%), di cancro attivo (11,3% vs. 16,9%) e di obesità (3,6% vs. 12,4%), sempre rispetto a chi non aveva demenza. (segue)