Milano, 8 apr. (Adnkronos Salute) - L'ospedale entra a casa del malato di cancro grazie a 'OncoHome', un progetto pilota rivolto a pazienti con tumore solido avanzato o metastatico che seguono una terapia orale. Il servizio prevede la gestione in teleassistenza per il 70% dei malati e visite a domicilio per il restante 30%. Capofila dell'iniziativa è l'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, che insieme all'Irccs ospedale San Raffaele del capoluogo lombardo e all'Asst di Cremona seguirà a domicilio 300 pazienti (100 assistiti dall'Int, 100 dal San Raffaele e 100 da Cremona), sotto l'egida dell'Aiom, Associazione italiana di oncologia medica.

OncoHome - spiega una nota - è stato reso possibile grazie a una campagna di raccolta fondi alla quale hanno contribuito aziende e associazioni: Ipsen, Janssen Oncology, Roche, Pfizer, Amgen, Novartis Farma, Bayer e Medea. I tre centri protagonisti del progetto prevedono l'applicazione della stessa modalità operativa e di gestione del percorso di cura e assistenza ai malati oncologici. I farmaci vengono preparati dalla farmacia ospedaliera e inviati a domicilio nel caso dei pazienti seguiti in teleassistenza, oppure consegnati direttamente se è stata attivata l'assistenza domiciliare.

"Oggi - afferma Marco Votta, presidente dell'Int - è prioritario garantire ai pazienti oncologici le terapie necessarie, com'è sempre stato, ma al contempo è necessario adottare tutte le misure indispensabili per proteggerli da Covid-19", anche considerando che i malati di cancro sono esposti a un rischio fino a 3,5 volte maggiore rispetto alla popolazione sana di contrarre un'infezione da Sars-CoV-2 e di sviluppare forme più severe. "OncoHome è la giusta strategia per portare l'ospedale a casa dei malati - aggiunge Votta - garantendo tutta l'assistenza di cui necessitano attraverso le visite a domicilio, ma anche per offrire parole di conforto e una vicinanza fisica che, ora più che mai, sono fondamentali per chi vive una malattia oncologica".

"OncoHome è un progetto apripista per una modalità assistenziale diversa da attuare sul territorio - sottolinea Filippo de Braud, direttore del dipartimento e della divisione di Oncologia medica ed Ematologia dell'Int - L'obiettivo è ridurre del 50% gli accessi in ospedale e proteggere di conseguenza i pazienti oncologici dal rischio di infezione, fornendo loro lo stesso livello di cure che riceverebbero in ambito ospedaliero. I dati che raccoglieremo ci permetteranno di valutare la possibilità di creare un network di assistenza a livello nazionale".

"L'analisi delle cartelle cliniche ci ha permesso di identificare i pazienti oncologici che possono essere seguiti in teleassistenza, circa i due terzi del totale, e quelli invece che necessitano di controlli a domicilio - riferisce Giuseppe Procopio, responsabile della Struttura semplice di Oncologia medica genito-urinaria dell'Int - Va chiarito però che non si tratta di assistenza domiciliare di malati terminali: nell'ambito del Progetto OncoHome i pazienti non ricevono cure palliative, ma vere e proprie terapie oncologiche".

"Il team è composto da un infermiere e da un medico oncologo che si recano a casa del paziente una volta alla settimana, separatamente - evidenzia Valentina Guadalupi, oncologa della Struttura diretta da Procopio - Sono visite articolate, che prevedono l'esame obiettivo del paziente, la rilevazione dei parametri vitali, le eventuali medicazioni e, se necessario, anche l'educazione del paziente e del familiare alla gestione degli effetti collaterali legati all'assunzione del farmaco. E' stato inoltre attivato un numero dedicato, in caso di urgenze o dubbi".

"OncoHome permette di deospedalizzare l'assistenza e le cure oncologiche con un impatto psicologico positivo sul paziente, che si sente accudito e al sicuro a casa propria in un momento di forte difficoltà come quello che stiamo vivendo - osservano Stefano Cascinu, primario di Oncologia medica al San Raffaele di Milano, e Vanesa Gregorc, direttore del Programma strategico di innovazione diagnostico-terapeutica oncologica dell'Irccs - Grazie al supporto della telemedicina, che consente di abbattere le distanze medico-paziente, si instaura un rapporto integrativo diretto tra il territorio e i centri specializzati".

"OncoHome per noi è il giusto proseguo di un'assistenza domiciliare attivata in emergenza a metà marzo 2020 in piena pandemia, per l'assistenza dei nostri pazienti oncologici, compresi quelli con l'infezione da Covid-19 - precisa Rodolfo Passalacqua, direttore dell'Unità operativa di Oncologia dell'Asst di Cremona - Nell'ambito di questo progetto il paziente è parte attiva e ha il compito di compilare ciclicamente dei questionari che, attraverso domande che riguardano l'impatto sulla qualità di vita delle cure in corso, ci servono per capire meglio la reale tossicità dei farmaci".

"La gestione territoriale dei pazienti oncologici è una delle problematiche che più si renderanno importanti nel futuro, in considerazione del sempre maggior numero di pazienti che cronicizzano la malattia e che possono impiegare trattamenti oncologici orali o sottocute che, di per sé, non richiedono la necessità di una somministrazione ospedaliera - commenta Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom e responsabile di Oncologia medica all'Humanitas Gavazzeni Bergamo - Il progetto OncoHome rappresenta uno dei primi esempi di utilizzazione degli strumenti informatici e di una nuova modalità di somministrazione dei farmaci per il paziente oncologico, per limitare il numero dei suoi accessi alle strutture ospedaliere. Si cerca così di creare una nuova realtà, l'oncologia territoriale, in cui il paziente mantiene il contatto con la struttura che lo ha in cura, anche attraverso l'accesso a domicilio del medico oncologo e dell'infermiere. Il livello di innovazione di tale progetto potrebbe, nel tempo, cambiare radicalmente la modalità di gestione dei pazienti oncologici, a tutto vantaggio di una maggiore sicurezza e di una riduzione degli spostamenti".