Nell'ambito della diciannovesima edizione del FondiFilmFestival è stata di scena Giulia Calenda per parlare con il direttore artistico Marco Grossi del film "Delitto d'amore" diretto dal nonno, il regista Luigi Comencini.


L'amore per il cinema della sceneggiatrice Giulia Calenda nasce anche da un nonno tanto celebre, è un amore che è proseguito poi anche attraverso la madre, la regista Cristina Comencini.
«Sicuramente, ma all'inizio ho fatto un giro tutto diverso. Vengo infatti dalla musica, dal Conservatorio di Milano dove ho studiato. Forse perché, in giovane età, volevo restare fuori dal mondo che caratterizzava la mia famiglia ma il destino, anche nel contesto del Conservatorio, mi ha fatto incontrare ugualmente il Cinema. È accaduto durante l'ultimo anno di studio…».


Che cosa è successo in quel fatidico anno?
«L'incontro con una ragazza che lavorava per Classica, la rete di musica del Conservatorio, mi ha fatto deviare il percorso progressivamente verso la scrittura. Lei mi spronò a scrivere un documentario su Verdi, proprio nel centenario della sua morte, il 2001, dandomi delle coordinate semplici ma intriganti: ‘Crea un documentario che sia diverso dalle solite regole'. Io ci provo, lo scrivo, e mi accorgo di trovarmi bene in questo ruolo. Allora ho capito che la scrittura per le scene poteva essere il mio futuro»


Come ha proseguito?
«Con il mio primo film, ‘La bestia nel cuore', dal romanzo di mamma Cristina, sceneggiato insieme a Francesca Marciano. Mamma e Francesca, per la grammatica della scrittura cinematografica, sono state la mia solida scuola».
"Delitto d'amore", il film di nonno Luigi, è stato inserito in rassegna al FondiFilm...
«So che nonno era molto legato a questo film, quando lui l'ha girato io non ero nemmeno nata. È una bella idea averlo ritrovato. Oggi lo guardo con gli occhi della sceneggiatrice. ‘Delitto d'amore' insieme a ‘Lo scopone scientifico' rappresentano quello che è lo stato dell'arte della sceneggiatura. Nonno amava il lavoro degli sceneggiatori, aveva sempre accanto a sé dei poeti della sceneggiatura cinematografica, Suso Cecchi D'Amico, Rodolfo Sonego, Ugo Pirro...».


E nello specifico del film?
«È un film che amo molto. Andato in concorso a Cannes nel 1974, gareggiava sulla Croisette con autentici colossi come ‘La conversazione' di Francis Ford Coppola e ‘Sugarland Express' di Steven Spielberg. Il film quando è uscito non è stato capito fino in fondo. In quegli anni in Italia c'era netta l'idea che il privato fosse meno importante del pubblico. Nel film è raccontato molto il lato privato. C'è il sentimento, e attraverso quest'ultimo ci sta ciò che c'è intorno, la fabbrica, il mondo operaio. Quello che amo molto di ‘Delitto d'amore' è l'ambiente. È stato fatto un lavoro pazzesco: il luogo diventa anche lui protagonista... la cascina dove abita lei e la sua famiglia del sud, il palazzone nuovo dove abita lui, questa differenza di mondi tra nord e sud che si confrontano con avversità, forse odio, rivalità. E poi il ‘nebiun', la nebbia che avvolge tutto il film, si confonde, addirittura trasfigura nel fumo delle case, è una specie di presenza che aleggia su tutto. È un film che ha davvero più livelli, cercati proprio nella sceneggiatura penso. Attraverso Ugo Pirro, così attaccato alla realtà, e con nonno così bravo a lavorare sui sentimenti, si è fatto concerto. ‘Delitto d'amore' si esprime in maniera coerente, poesia e spettacolo arrivano alla congiunzione»


Luigi Comencini è tra i registi quello che è stato Marcello Mastroianni per gli attori. Cioè il regista che pur avendo fatto la commedia all'italiana non è immediatamente riconducibile solo ad essa …
«Si, nonno ha lavorato su tante chiavi di espressioni per imprimere il suo modo di fare cinema. Fu, tra i registi importanti del periodo, colui che non ha snobbato mai la televisione. "Le avventure di Pinocchio" l'ha realizzato proprio la tivù. Il cinema di nonno, insieme a quello di Monicelli, Risi, Scola, è il cinema che ha lasciato tracce profonde in tutto il mondo. Rappresenta la nostra identità»


Il presente di Giulia Calenda?
«Ho terminato la scrittura del nuovo lavoro seriale di Maria Sole Tognazzi, ‘Petra', dai romanzi gialli di Alicia Gimenez Bartlett, interpretato da Paola Cortellesi. Sarà su Sky nel mese di ottobre. Per la Rai lavoro, insieme a Francesco Piccolo, al nuovo adattamento televisivo de "La Storia" di Elsa Morante. Anche nonno Luigi ci aveva provato nel 1986. Naturalmente la versione di nonno non l'ho mai vista. Terzo lavoro, un'altra riduzione televisiva di un romanzo fiume, "Prima di noi", di Giorgio Fontana. È una saga familiare dalla fine della prima guerra mondiale ai giorni nostri. Compagna di scrittura in questa serie è Valia Santella»