Questa sera, alle 22.30, sarà al Circeo in Piazza Vittorio Veneto, anche lui "Sotto una Buona Stella" che riunirà sul palco vari personaggi dello spettacolo e del cinema, invitati a dare il loro contributo all'estate della deliziosa città dal regista Paolo Genovese. E il 30 agosto porterà a Latina, esattamente allo stadio Francioni nell'ambito del Summer Stadium, "Enricomincio da Me Unplugged" e la dirompente comicità che lo ha reso così popolare e caro al pubblico italiano. Fuoriclasse del Teatro italiano, Enrico Brignano appare inarrestabile, e si conferma grande protagonista dell'estate, quella del belpaese e quella pontina. Trent'anni di carriera, e 52 di età, ha ancora tanto da dire e tanto da fare. Lo abbiamo incontrato per una intervista.

"Enricomincio da me" è la storia di tanti personaggi, di un attore, di un uomo che in diversi decenni di spettacolo per tutto il suo pubblico è diventato un'icona e anche un amico. Una storia da raccontare con la sincerità nel cuore. Può essere questa in sintesi la natura dello spettacolo che il 30 agosto vedremo anche a Latina, nell'arena dello stadio Francioni?

Sì, è quel che spero si portino a casa gli spettatori dopo le due ore e mezzo di "racconto-confessione" che propongo sul palcoscenico. Io ho sempre raccontato la vita nei miei spettacoli; era arrivato il momento di raccontare la mia e di tirare qualche somma.

Trent' anni e passa di carriera, sogni realizzati, speranze per il futuro, forse qualche rimpianto: tracciamo un piccolo bilancio. Qual è stata la soddisfazione più grande e quale il rammarico più forte, se c'è?

La soddisfazione più grande è quella che deve ancora arrivare! Non voglio sembrare ingrato: la vita e questo mestiere mi hanno dato tanto e ne sono felice. Sono stato fortunato, ma ho anche faticato molto. Ogni sera, trovarmi davanti un pubblico che mi applaude con calore e affetto è una soddisfazione enorme, ma chi si ferma è perduto. Guai ad accontentarsi, a sedersi sui risultati ottenuti. Bisogna cercare di puntare sempre più in alto, non per protervia o arroganza, ma perché è importante darsi nuovi traguardi per sentirsi vivo e stimolato. Il rammarico più grande è personale: ho aspettato troppo a diventare papà. È bellissimo, avrei dovuto farlo molto prima. E in questo modo avrei reso un nonno felice mio padre, che purtroppo invece se n'è andato prima di poter conoscere mia figlia.

Un lungo tour questo intrapreso, e dietro l'angolo nuovi progetti e nuovi impegni. Vogliamo parlarne?

Sa, io mi lamento sempre di lavorare troppo ma poi, in effetti, non so stare fermo. Quindi sì, nel mio futuro c'è l'impegno di un film da iniziare a girare a settembre, un nuovo spettacolo teatrale da scrivere per la nuova stagione e un progetto televisivo. Vorrei mantenere un po' di mistero però. Saprete tutto a suo tempo.

La terra pontina accoglie Brignano sempre con gioia, e lei cerca di non trascurarla mai nei tour. C'è qualcosa di particolare che la lega ad essa?

Amo molto questi luoghi; spesso sono stati – e lo sono ancora – il mio buen retiro, il luogo dove rifugiarmi per un po', per ricaricarmi. Il mare è un elemento che fa parte di me; chissà, forse perché, essendo nato a maggio, i miei mi hanno concepito ad agosto, magari proprio su una spiaggia. Ad ogni modo il Circeo e Sabaudia sono dei posti molto cari, capaci di infondermi pace e di schiarirmi le idee. A volte è capitato che venissi qui con i miei autori a scrivere il nuovo spettacolo; e spesso proprio al Teatro di Latina abbiamo allestito e debuttato con i nuovi titoli: il pubblico è affettuoso ma anche intelligente ed è sempre stato uno specchietto tornasole importante per me e per correggere il tiro di un testo nuovo.

Da un anno è il papà di Martina, che cresce e che ormai immaginiamo dialoghi con lei. Un'emozione straordinaria che...?

Che si rinnova ogni giorno, per fortuna. Ogni sua risata, ogni sua nuova scoperta… ogni sguardo sembra diverso, più consapevole. Cresce, capisce. Ed è molto attaccata al suo papà. Tornare a casa, vederla che mi corre incontro e sentire quelle minuscole braccia che si allacciano al mio collo è la mia idea di paradiso ormai.

È un papà ansioso? E quando pensa alla sua infanzia, che cosa in particolare ricorda?

Non credo di essere particolarmente ansioso. Sono attento, questo sì. Ma la lascio esplorare. È il suo momento di conoscere, imparare le cose. E ciò che apprende empiricamente non ha prezzo, non glielo potrai mai trasmettere a parole. Ci deve passare. Se penso alla mia infanzia, ricordo in parte il rigore con cui sono stato cresciuto e che tento di mediare: va bene l'educazione, ma lascio sempre più posto alla tenerezza, che ai miei tempi usava poco. E poi ricordo anche quanto mi bastava poco per divertirmi, per giocare: un legnetto, un guscio di noce, un pallone. Guardo mia figlia, la vedo sommersa dai giochi e una piccola parte di me si dice che non è del tutto giusto. Ma i tempi cambiano. Spero solo di essere in grado, più avanti, di farle capire il valore delle cose, anche se ha avuto tutto.

Nei tempi difficili che viviamo un sorriso resta una delle poche terapie rimaste contro il pessimismo, vogliamo chiudere con una sua battuta?

Forse è meglio citare una massima, perché gli antichi ci prendevano sempre: "La felicità è un bicchiere di vino con un panino che la gatta presciolosa col lardo dello zampino lascia i figli ciechi nell'erba del vicino che se la fuma e allora daje a ride". Mi pare che sia così, ma non ne sono certissimo. Comunque sicuramente, come diceva Chaplin... "un giorno senza un sorriso è un giorno perso".