L'intervista
28.11.2025 - 17:00
La storia di un campione del mondo. Di un uomo che ha saputo, sempre e comunque, prendere di petto la propria vita, senza mai dimenticare da dove era partito. Auguri campione, auguri campione del mondo, auguri Alessandro “Spillo” Altobelli: cento, mille di questi giorni. Speciali come il tuo essere sempre te stesso, come quella verità nascosta nelle botteghe di un paese, pronto a vestirsi a festa per il figlio prediletto.
Il 28 novembre del 1955 era un lunedì. Negli Stati Uniti spopolava alla radio “Autumn Leaves” di Robert Williams e il grande Akira Kurosawa dava alla luce “I Live in Fear”.
Mamma Giovanna, invece, grazie ad un’allevatrice del posto, intorno alle 18, mise al mondo un giovane virgulto, capace 27 anni dopo, era l’11 luglio del 1982, di timbrare a fuoco il terzo mondiale per l’Italia, mettendo a segno, minuto 81, il terzo gol azzurro alla Germania.
“Spillo”, intanto tanti auguri. Se ti guardi indietro, cosa vedi?
"Tante cose belle, una vita piena zeppa di grandi soddisfazioni".
E poi?
"Ho sempre guardato avanti e continuerò a farlo. Gli anni che ho, non mi pesano, ho ancora tante cose da fare e voglio farle".
Quali?
"Abbracciare mia madre e dirle che le voglio un mondo di bene. Una cosa che faccio ogni santo giorno che sono qui a Sonnino".
Mamma Giovanna e papà Antonio che, purtroppo, non c’è più.
"La mia “benzina” quotidiana. Mamma sta bene, fra un po’ farà 90 anni ed io sono felice che abbia ancora tanta voglia di vivere".
Come Sonnino, il tuo paese.
"Sono andato via di casa a 15 anni, ma non ho mai smesso un secondo di raccontarlo a me stesso e agli altri. Forse perché l’ho sempre vissuto in prima persona. Hai detto bene: Sonnino è come mia madre: la benzina per camminare. Ogni volta che torno a casa, mi sento rinato. Un posto speciale, perché la gente è speciale".
Allora è solo l’Inter delle ultime due partite che ti fa stare male.
"Mamma mia, lasciamo perdere. Un giorno o l’altro, mi farà morire questa squadra. Pali, traverse, rigori sbagliati: prima il derby, poi l’Atletico Madrid. Recitiamo il mea culpa e andiamo avanti".
Guardi a presente e futuro, ma apriamo per un attimo l’album dei ricordi: il regalo più bello?
"Quando Nando Leonardi mi venne a prendere nella macelleria dove lavoravo, mi diede 50.000 lire e mi fece firmare per il Latina".
Nella mostra allestita con dovizia di particolari da Agostino Lattuille e Cesare Coletta, sarà esposta una maglia gialla del Napoli con il numero 10 ricamato dietro.
"La scambiai con Diego Armando Maradona in un Inter-Napoli. Quel giorno, eravamo tutti e due capitani. Una maglia che per me ha un valore immenso. Lui è stato il più grande di tutti".
La partita di sabato 29?
"Ci saranno tanti amici, grandi campioni, ma soprattutto la gente del mio paese, quella che mi ha cresciuto e alla quale dirò sempre grazie per aver contribuito al sogno di un bambino che voleva fare il calciatore e c’è riuscito".
Abbiamo saputo che il menù di ogni pranzo e cena, sarà a base di capra.
"La carne di capra, come tante altre cose che si potranno gustare in questi giorni di festa, è rinomata a Sonnino. Non mancherà nulla, ve lo posso assicurare. Le tavole saranno imbandite e piene zeppe di ogni singola cosa".
Ci sarà, insomma, soltanto l’imbarazzo della scelta.
"È la mia festa, ma ci terrei che lo fosse di tutti, soprattutto del mio paese".
Andrea Carnevale, Bruno Giordano, Bruno Conti, Ubaldo Righetti e tanti altri ancora. Che dire di più?
"Che sono un uomo felice, che i 70 anni non mi pesano, che l’Inter mi fa soffrire, ma è la mia vita, che voglio godermi ogni singolo istante di questa grande festa".
Abbracciando mamma Giovanna e...
"Ringraziando la mia amica Maurizia (De Angelis, ndr) e la Pro Loco di Sonnino. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile".
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