I clochard sono ovunque non solo sulle scale del vecchio mercato annonario che, presto o tardi, diventerà un centro commerciale ma intanto è un buon dormitorio. La storia dell’uomo che «si ostina» a dormire lì nonostante il Comune abbia messo in campo una sorta di squadra speciale per impedirglielo e solo una delle tante storie di disperati che non vogliono andare nel dormitorio (che comunque aprirà solo col freddo pungente).
Il luogo preferito dai senza tetto resta la sala d’attesa della stazione ferroviaria di Latina Scalo insieme alle scale interne. Solo da quando il mercato annonario ha chiuso i battenti e si è trasferito temporaneamente nei capannoni dell’ex consorzio agrario è diventato il giaciglio per un gruppo di immigrati che non si spostano dal centro della città. E non sono i soli. C’è chi dorme nell’androne di un palazzo di viale XVIII dicembre, a due passi dalla chiesa di Santa Maria Goretti, anche in questo caso si tratta di uno straniero che di giorno frequenta i giardinetti antistanti la chiesa.
E c’è chi ha scelto sempre l’androne di una struttura privata all’angolo tra piazza del Popolo e via Emanuele Filiberto, o ancora il porticato di un palazzo in via Ennio, l’ingresso coperto della sede locale della Regione Lazio nei pressi delle autolinee, un vecchio palazzo di via Frentani alle spalle del Tribunale. Nessuno di loro è stato «cacciato» come il clochard del mercato chiuso perché, in fondo, sono esseri invisibili non ancora assurti a simbolo di «degrado urbano» eppure la loro condizione è perfettamente sovrapponibile a quella dell’immigrato che non vuole andarsene dalle scale di via don Morosini, a nessun costo e ha ingaggiato quasi una (bonaria) battaglia con gli operatori che hanno dapprima installato i vasi sulle scale e quindi ridotto lo spazio utile per i giacigli e in seguito hanno anche bloccato i vasi poiché il primo giorno uno era stato buttato giù.
Il mondo sommerso dei senza tetto è difficilmente penetrabile anche se va detto che non sono previsti interventi dei servizi sociali, se non l’apertura di una struttura di accoglienza per il periodo invernale che funziona già da alcuni tra dicembre e febbraio e viene gestita in collaborazione con le associazioni di volontariato.
Per quanto riguarda invece il destino del mercato coperto, questo è legato al progetto di restauro che prevede sia il ritorno dei banchi di vendita che l’utilizzo di una parte della struttura per il commercio e i servizi.
La riqualificazione di quello che è uno dei luoghi simbolo del centro città si è arenata e il degrado non si misura certamente solo con la presenza di senza tetto la notte ma, soprattutto, con il complessivo deterioramento strutturale dell’ex annonario.
Solo per la cronaca anche questa notte che sta per arrivare, più lunga delle altre, il clochard di via don Morosini dormirà sulle stesse scale.