Vedersi annullare lâordinanza sindacale che dà esecuzione a unâaltra ordinanza di demolizione di un complesso abusivo, senza ottenere risarcimenti e con lâappartamento regolarmente acquistato ormai inesistente. à questo quanto vissuto nelle scorse ore da una donna che era proprietaria di unâabitazione allâinterno di una delle palazzine del complesso âLe Salzareâ di Ardea, in parte demolito fra il 2012 e il 2013: la signora, infatti, aveva promosso ricorso al Tar del Lazio contro lâordinanza firmata da Luca Di Fiori che, agendo per garantire lâordine pubblico ed eliminare un fabbricato prevalentemente occupato abusivamente, aveva dato esecuzione a unâordinanza di demolizione del 1997, rimasta fino a quel momento inadempiuta.
I giudici, dopo aver dato ragione alla medesima signora in un altro procedimento circa lâinvalidità dellâacquisizione a patrimonio pubblico del suo appartamento per la mancata notifica del provvedimento di demolizione, hanno accolto questo nuovo ricorso, di fatto annullando lâordinanza del 2013 - per la sola parte relativa allâappartamento della donna - nonostante la palazzina in questione non esista più.
Secondo il Tar, infatti, âil pericolo per la salute pubblica non giustifica, sul piano della proporzionalità dellâazione, una misura così drastica come lâabbattimento del manufattoâ; in altre parole, âlâamministrazione comunale ha operato una confusione fra i diversi poteri provvedimentali, senza che ve ne fossero i relativi presupposti, con il risultato dellâemanazione di un atto che non resiste al vaglio di legittimità e va annullato in relazione a tale profiloâ.
Per la donna, però, è arrivata anche la beffa: pur avendo chiesto un risarcimento danni da 120mila euro, i giudici non lo hanno riconosciuto in quanto la signora non aveva impugnato lâatto fonte (ossia lâordinanza di demolizione del 1997) e visto che, comunque, quelle palazzine erano costruite abusivamente in una zona su cui grava un vincolo archeologico di inedificabilità assoluta.