Il licenziamento collettivo disposto il 30 aprile 2010 nei confronti degli ormai ex lavoratori del Consorzio per l’Università di Pomezia - contro il quale cinque di questi avevano promosso ricorso - è legittimo.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che, con apposita sentenza, ha rigettato la richiesta di riforma della decisione d’Appello che ritenne valido il licenziamento collettivo degli allora dipendenti della società che aveva sede alla Selva dei Pini ed era quasi totalmente partecipata dal Comune.

Nello specifico, la Corte d’Appello non ritenne applicabile il principio sancito dall’articolo 2112 del Codice Civile, concernente il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda, con conseguente assorbimento nella ditta subentrante: secondo i giudici di secondo grado, infatti, “gli elementi probatori acquisiti al giudizio avevano dimostrato che l’attività imprenditoriale della Pomezia Servizi era diversa da quella svolta dal Consorzio, che si era compendiata non solo nell’attività di pulizia e di manutenzione degli immobili esistenti nel sito “Selva dei Pini”, ma anche nelle più ampie attività funzionali alla gestione degli spazi e dei servizi a sostegno delle attività didattiche del Polo universitario ivi allocato, nell’organizzazione dei mezzi e del personale per l’uso dell’albergo, della mensa, del ristorante, del bar, del parco, degli impianti sportivi e nella ricerca e gestione dei finanziamenti”.

I supremi giudici, sposando questa tesi d’Appello, hanno innanzitutto ritenuto infondato il motivo con cui i ricorrenti censurano la ricostruzione del trasferimento d’azienda; in più, come spiegato dalla Corte, i beni tornati nelle disponibilità del Comune erano stati destinati ad altro scopo, diverso da quello universitario (uffici e sede del Corpo forestale dello Stato), e la Pomezia Servizi era subentrata nella sola pulizia e manutenzione degli uffici comunali, come già effettuato in altre strutture pubbliche. “Il semplice fatto che l’attività svolta dal Consorzio - si legge nella sentenza della Cassazione - coincida in parte con quella svolta dalla Pomezia Servizi, non consente di affermare, diversamente da quanto opinano i ricorrenti, che le attività svolte prima dal Consorzio e poi dalla Pomezia Servizi siano identiche, ovvero coincidenti solo in parte”. Di conseguenza, “la mera ripresa da parte della Pomezia Servizi delle attività di pulizia e manutenzione precedentemente affidate al Consorzio, da sola non poteva e non può rivelare l’esistenza di un trasferimento ai sensi della direttiva 2001/23 e dell’articolo 2112 del Codice civile”.