Cronaca
21.01.2026 - 12:51
Riguarda anche dei terreni e degli immobili nei comuni di Aprilia, Nettuno e Ardea il maxi sequestro operato dalla Polizia di Stato nei confronti dai soggetti attivi nella piazza di spaccio di San Basilio a Roma, più comunemente nota come "bar della coltellata".
Nell’ambito della strategia di contrasto all’accumulazione dei patrimoni di origine illecita, con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali mediante la sottrazione delle ricchezze e di liberare l’economia legale dalle infiltrazioni della criminalità consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza, questa mattina la Divisione Anticrimine della Questura di Roma, con la collaborazione di 250 operatori della Polizia di Stato,ha proceduto a un maxi sequestro di beni finalizzato alla confisca emesso, ai sensi della normativa antimafia, dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione -, su proposta avanzata congiuntamente dal Procuratore e dal Questore di Roma.
Il provvedimento riguarda un notevole compendio patrimoniale dal valore di oltre 5 milioni di euro, composto da 3 società aventi le proprie sedi a Roma e Bracciano, due delle quali attive nel settore di vendite immobiliari, l’altra operante come bar, una ditta individuale attiva quale ricevitoria del lotto e tabacchi, autovetture e motoveicoli, 25 unità immobiliari situate in Roma e nei comuni di Ardea, Nettuno, Guidonia Montecelio, Aprilia e Borgorose, la somma di euro 45.000 e due orologi modello Rolex, quest’ultimi già sottoposti a sequestro preventivo.
I beni sequestrati sono riconducibili a cinque soggetti, di età compresa tra i 67 e 46 anni, legati tra loro da vincoli di parentela e inseriti in elevati contesti criminali dediti al narcotraffico nel quartiere romano San Basilio. Gli indagati sono accusati di aver investito i proventi dell’attività criminosa in immobili e società, utilizzando meccanismi di intestazione fittizia e re-intestazione dei beni, inoltre recentamente sono stati colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a seguito di prolungata attività d’indagine svolta dalla Polizia di Stato con il coordinamento della Dda di Roma.
L’indagine patrimoniale svolta ha consentito di evidenziare il complesso meccanismo di intestazione fittizia e successiva re-intestazione dei beni a società riconducibili ai proposti. I predetti, infatti, investendo gli ingenti proventi dell’attività criminosa, acquistavano nel corso degli anni numerosi appartamenti, oggi in sequestro, intestandoli a terzi, spesso i familiari più stretti, per poi riacquistarli tramite le società immobiliari a loro riconducibili. Gli immobili venivano dunque successivamente concessi in locazione o venduti a terzi soggetti dando luogo a forme di guadagno viziate dal reimpiego di capitali illeciti.
Sulla base delle risultanze investigative economico patrimoniali il Tribunale ha ritenuto sussistenti gli elementi per qualificare tutti i proposti quali soggetti socialmente pericolosi. Evidenziando, inoltre, la sproporzione della complessiva situazione reddituale “dichiarata” i proposti sono risultati disporre direttamente o indirettamente di un compendio patrimoniale di ingente valore, stimato in oltre 5 milioni di euro. Oltre che nell’area metropolitana della Capitale le attività di sequestro, a cura della Divisione Anticrimine della Questura di Roma, che viene collaborata anche da personale delle Divisioni Anticrimine delle Questure di Latina, Rieti, Frosinone e contingenti del Reparto Prevenzione Crimine Lazio per i beni presenti sui rispettivi territori.
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