Avevano occupato abusivamente un alloggio popolare di proprietà dell’Ater a Fondi, ed erano finiti a processo, ma il tribunale di Latina li ha assolti. Si è conclusa così la vicenda che riguarda una famiglia finita in aula per il reato di occupazione abusiva di una casa popolare. Una vicenda come ce ne sono tante, in una città come tante in cui l’emergenza abitativa si fa sentire.
Questa volta, però, il giudice ha tenuto conto di alcuni elementi che hanno fatto la differenza. È vero, infatti, che due ex coniugi hanno occupato una casa dell’Ater per adibirla a privata dimora del proprio nucleo famigliare, ma il giudice Pierluigi Taglienti, chiamato a pronunciarsi, nei giorni scorsi ha mandato assolti i due imputati, difesi dagli avvocati Simone Rinaldi e Claudio Miranda, perchè - è la formula - «il fatto non costituisce reato».
Le motivazioni della sentenza si conosceranno solo tra novanta giorni. Ma molto probabilmente il magistrato ha tenuto conto delle condizioni peculiari della famiglia, contenuti nella tesi difensiva. Gli avvocati hanno posto in evidenza la sussistenza di causa di giustificazione dello stato di necessità prevista dall’articolo 54 del codice penale. La famiglia, in altre parole, si trovava nelle condizioni di dover difendere il diritto di abitazione, viste le condizioni di indigenza ma soprattutto per la comprovata situazione vissuta da uno dei due figli, minorenne, affetto da una seria patologia che richiedeva la permanenza in un ambiente salubre non garantito dai servizi sociali.
La sentenza potrebbe costituire un precedente in materia. Il pubblico ministero aveva infatti concluso chiedendo una condanna per entrambi gli imputati. L’occupazione abusiva di immobili popolari è considerata una violazione di carattere penale proprio perché implica un comportamento che priva del diritto alla casa altre persone, che sono regolarmente iscritte nelle graduatorie. Ma il giudice in questo caso ha ritenuto di dover tenere in considerazione una serie di elementi ulteriori che evidentemente non potevano essere liquidati come secondari: tra questi, la condizione particolare della famiglia, che versa in precarie condizioni socio-economiche, e soprattutto la condizione del figlio minorenne, affetto da una patologia tale da non poter rinunciare ad un’abitazione che garantisca un ambiente salubre.