L'esplosione della pandemia da nuovo Coronavirus si è abbattuta come uno tsunami sull'economia italiana, provocando una forte e marcata emergenza: una inesorabile decrescita nell'apertura di nuove partite Iva, che sono, praticamente, il motore e la peculiarità, il vero punto di forza del sistema economico e produttivo italiano. Il colpo si è sentito più forte nelle province di Latina e Frosinone, dove, nel solo mese di marzo, c'è stato un crollo del 50% nelle nuove iscrizioni, segnale evidente del momento nero dell'economia dovuto all'emergenza sanitaria e della paura di "fare impresa" in una fase storica in cui l'incertezza regna sovrana e in cui le istituzioni nazionali non sono state, ad oggi, in grado di aiutare in maniera vera il sistema produttivo italiano. Senza contare che le partite Iva, già esistenti, che stanno cercando di resistere, hanno ricevuto tante promesse, ma pochi sostegni reali.

I numeri
Secondo i dati dell'Osservatorio sulle partite Iva del Ministero dell'economia, nei primi tre mesi del 2020 sono state aperte in Italia 158.740 nuove partite Iva e, in confronto al corrispondente periodo dello scorso anno, si registra una flessione del 19,7%, determinata essenzialmente dall'emergenza sanitaria.
Più in dettaglio si rileva che, nei primi due mesi dell'anno, risulta una contrazione dell'8% delle aperture di partita Iva dovuta principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all'innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro. Gli effetti dell'emergenza sanitaria sono rilevabili nel mese di marzo con un calo di aperture pari al 50% rispetto a marzo 2019.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 76,1% delle nuove aperture di partita Iva è dovuto alle persone fisiche, il 18,6% alle società di capitali, il 3,6% alle società di persone; la quota dei "non residenti" e "altre forme giuridiche" rappresenta complessivamente l'1,6% del totale delle nuove aperture. Rispetto al primo trimestre del 2019, tutte le forme giuridiche accusano consistenti cali di aperture: dal -17,1% delle società di persone al -20,7% delle persone fisiche; in questo caso, nel primo bimestre la flessione maggiore riguarda le persone fisiche (-9,7%), che l'anno scorso hanno subito un forte aumento a causa delle massicce adesioni al regime forfetario, mentre è più contenuta per le società di capitali (-2,9%). Nel mese di marzo le diminuzioni si attestano tra il 50 ed il 57% per tutte le forme giuridiche. Da segnalare in controtendenza i soggetti non residenti, che continuano a registrare un forte aumento (+56,7%) e si concentrano in particolare nel commercio elettronico.

La geografia del crollo
Riguardo alla ripartizione territoriale, il 45,2% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,5% al Centro e quasi il 33% al Sud e nelle Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente mostra una generalizzata diminuzione di avviamenti: la più contenuta in Valle d'Aosta (-8%), la più marcata nel Lazio (-23%). Nei primi due mesi il calo maggiore si è avvertito in Calabria (-11,3%), mentre l'Abruzzo ha segnato un incremento dell'1,5%; in marzo la Lombardia ha accusato una flessione del 55,2%.

Il Basso Lazio
Se il Lazio in Italia è la regione che ha sofferto di più, non meglio poteva andare alle province di Latina e Frosinone. In Ciociaria, da gennaio a marzo 2020, ad esempio sono state registrate 1.291 nuove aperture contro le 1.639 dello stesso trimestre dell'anno precedente con un calo del 26,9%, superiore al dato regionale e a quello nazionale. Se, poi, si getta uno sguardo ai singoli mesi il crollo si fa ancor più drammatico: da un quasi accettabile -2,01% di gennaio, si è passati a -15,08% di febbraio per arrivare al tracollo di marzo con un pesante -55,95%.
Situazione complicata anche nell'Agro pontino. Qui da noi il calo trimestrale è stato del 22,3% (2.019 nuove iscrizioni nello scorso anno, 1.567 nel 2020), una percentuale di poco inferiore a quella del Lazio, ma superiore a quella nazionale. Il trend negativo della decrescita è stato altalenante: -13,18% a gennaio, -12,69% a febbraio e -47,63% a marzo.

Tipologie e settori
Tornando al quadro generale, in base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali risultano il settore con il maggior numero di aperture di partite Iva (19,7% del totale), seguito dal commercio con il 17,1% e dalle costruzioni (9,7%). Rispetto al primo trimestre del 2019, tra i settori principali la maggiore flessione di aperture si è avuta nelle attività di intrattenimento (-24,9%, in marzo -63,9%), la meno sensibile nella sanità (-10,5%). Nei primi due mesi i servizi alle imprese registrano una diminuzione di avviamenti del 14,1%, mentre l'istruzione è in attivo del 2,2%.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 61,1%). Il 47,6% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 31,7% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano decrementi di aperture: la più consistente è il -31,9% della classe più anziana.

Analizzando il Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 14,5% delle aperture è operato da un soggetto nato all'estero.

Nel periodo considerato 81.779 soggetti hanno aderito al regime forfetario, pari al 51,5% del totale delle nuove aperture, con una diminuzione del 21,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Al riguardo, in gennaio la flessione è stata pari al 10,9%, in marzo al 50,6%.
La flessione delle nuove aperture si protrarrà anche nel secondo trimestre (aprile-giugno) e, presumibilmente, potrebbero anche chiudere tante attività, determinando un saldo negativo della nati-mortalità più marcato rispetto al primo trimestre. Appare evidente che per risollevare il sistema sarà necessario alimentare il senso di fiducia degli operatori e degli investitori. Sarà forse questo il principale terreno su ci si dovrà misurare.