Crisi del latte, Confagricoltura Latina chiede ai trasformatori di rispettare il contratto: no alle note di credito che sarebbero di fatto la tacita accettazione dello smantellamento del sistema allevatoriale bovino e bufalino dell"Agro Pontino. A dirlo, è il presidente dell'associazione, Luigi Niccolini, che a nome della Confagricoltura chiede la difesa della qualità territoriale del prodotto.

"Il comparto zootecnico è tra quelli che con il lockdown, imposto per contenere la diffusione del Covid 19, ha subito uno dei maggiori contraccolpi. In provincia di Latina le ripercussioni potrebbero essere pesantissime - spiega il presidente - La filiera del latte bufalino rappresenta un pilastro dell'economia Pontina creando un indotto di svariati milioni di euro tra allevatori, braccianti impiegati, veterinari, vendita e manutenzione di macchine agricole e attrezzature per la mungitura, agricoltori produttori di foraggi, industrie di mangimi, industrie lattiero-casearie e relativi operai, trasportatori, piazzisti ed infine supermercati".

"Il blocco del circuito ho.re.ca, ovvero le strutture alberghiere, i ristoranti e i bar, oltre che la chiusura delle mense e la forte riduzione delle esportazioni all'estero ha comportato una contrazione delle vendite di mozzarelle di bufala. Ma all'interno dell'intera filiera si sta correndo il rischio che a pagare sia soprattutto l'anello debole della catena, l'allevatore, vedendosi ridotto il costo del latte a danno delle aziende agricole produttrici. A marzo, infatti, molti caseifici fecero pervenire delle lettere agli allevatori chiedendo un "contributo" che variava da 20 a 40 centesimi al litro: cioè si chiedeva agli allevatori di emettere la fattura di marzo applicando ad ogni litro di latte prodotto non il costo pattuito col contratto di conferimento di latte crudo ma una riduzione "spontanea", una sorta di atto di liberalità. La motivazione che si adduceva era il congelamento e lo stoccaggio delle eccedenze invendute".

"Tali pratiche sono palesemente contrarie all'articolo 62 del decreto legge 1/2012 (convertito dalla Legge 27/2012) che le definisce "pratiche sleali". Allo scadere del mese di marzo, il MIPAAF ha messo a disposizione degli agricoltori ed allevatori un modulo per segnalare tali pratiche, tra cui vi è quella di non pagare il latte crudo secondo quanto pattuito nel contratto di conferimento, ricordando che l'articolo 33 del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9, ha aumentato le sanzioni amministrative da 15.000 a 60.000 euro per ogni pratica sleale attuata. Il 5 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 114) il Decreto 3 aprile 2020 del MIPAAF  cosiddetto di istituzione di un fondo per la competitività delle filiere, tra cui quello dedicato alla filiera del latte di bufala contenente una dotazione di 2 milioni di euro per elargire un aiuto economico ai caseifici del Consorzio DOP pari a 10 centesimi al litro, a patto che si pagasse il latte agli allevatori senza disdette o sconti (articolo 4, comma 4)".

"Oltre a questi interventi normativi, si deve tenere in conto i dati ufficiali di produzione di mozzarella di bufala campana DOP che per gennaio e febbraio hanno visto un incremento rispetto al 2018 e 2019, mentre per marzo soltanto un decremento del 15% che costituisce la quota di prodotto sottoposta a congelamento e stoccaggio. Per molti allevatori alla fine è stato possibile emettere fatture elettroniche a prezzo pieno per quanto riguarda marzo. Ma ad aprile, soprattutto da caseifici campani che raccolgono il latte ai nostri allevatori pontini, sono tornate lettere dello stesso tenore di quelle di marzo. A tutto ciò, il 28 aprile, ha fatto eco la nota del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, inoltrata ai presidenti ed assessori alle politiche agricole delle Regioni Lazio, Campania, Molise e Puglia, nonché alle associazioni di categoria di riferimento.  La proposta formulata dal Consorzio consiste nella richiesta di un sostegno economico da parte delle Regioni interessate "pari a 30 centesimi a litro a favore degli allevatori" per i mesi di maggio e giugno. Per garantire questo aiuto, ciascuna Regione esborserebbe una somma proporzionale alle quantità di latte prodotte in ogni territorio: 75% Campania (pari a 10 milioni di euro), 23% Lazio (pari a 3 milioni di euro), 1,8% Puglia (pari a circa 245 mila euro) e 0,2% Molise (pari a circa 21 mila euro)".

"La proposta avanzata punta ad autorizzare i caseifici a pagare agli allevatori 1,25 euro a litro che, sommati ai 0,3 che dovrebbero mettere le Regioni, vedrebbero un totale di 1,55 euro a litro. Ben al di sotto di quel 1,80 euro al litro riferito al costo medio di latte di bufala crudo alla stalla contenuto nei contratti di conferimento stipulati nel 2019 per il 2020. Il che per gli allevatori rappresenterebbe l'ennesimo danno subito a fronte di un momento di massima difficoltà dove l'obiettivo dovrebbe essere quello di salvare l'intera filiera. Sinora, per far fronte all'emergenza in atto, la Regione Lazio ha emesso un bando per conferire aiuti economici da 1.500 fino 5.000 euro per ciascuna azienda zootecnica di produzione latte vaccino o bufalino che avessero sofferto una contrazione dei ricavi a causa del Covid-19 (scaduto l'8 maggio). 
Ma non risulta che abbia dato risposta alla nota, e la relativa proposta, avanzata dal Consorzio. Nel frattempo, quello che sembrava un comportamento ingiustificato e sleale commesso solo dai caseifici campani, è stato messo in atto anche dall'industria casearia pontina "Francia I.L.C. srl" la quale ha recapitato a ciascun allevatore una email ordinaria contenente la proposta di inserire nel portale una nota di credito relativamente alla fattura di marzo 2020 di ben 42,9 centesimi al litro di latte di bufala IVA inclusa".

"Per quanto riguarda il settore del latte bovino,la Fattoria Latte Sano, seguendo lesempio consolidato di predentere note di crdfito retroattive-mese di aprile- giustifica tale richiesta sostenenendo che è sensibilmente calato il consumo di latte intero e biologico .Pertanto a raccolta invaruata sono costretti a deprezzare il prodotto vendendolo come latte a lunga conservazione che costa al pubblico molto meno e che ha una maggiore durata.in pratica essendo cambiate le abitudini di spesa delle famiglie ed essendo stati chiusi i principali consumatori di latte fresco, intero e biologico, cioè BarI, pasticcerie e piccoli esercizi, pur di assicurare la quantità di raccolta si vedono costretti a deprezzarla. Pretendendo un rimborso dagli allevatori di circa il 20% del valore del latte fresco".