La paura più grande che ci è capitato di leggere su di loro e il loro importante ruolo, ha riguardato al massimo il rischio che, in caso di annegamento, non possono fare la respirazione bocca a bocca. Al netto di questa fake news, c'è un rischio ben più concreto che riguarda i bagnini. Ed è che questa estate dell'emergenza coronavirus, su molte spiagge questa figura potrebbe addirittura non esserci. Comunque fare fatica a stare in postazione. Il ragazzo con il fischietto e la canottiera rossa che popola la riva e l'immaginario collettivo vacanziero, sembra quasi introvabile. Merce rara. E il motivo è presto detto. Il lungo lockdown invernale ha impedito di fare la formazione utile al brevetto.

Piscine chiuse, contatti interdetti, tutto rimandato. Ne parliamo con Gianluca Di Lorenzo, socio della Blue Work, una delle cooperative che fornisce l'assistenza bagnanti al litorale, e con Marcello Masci, che fornisce assistenza agli stabilimenti con la sua "Onda Blu". Di Lorenzo ha circa 50 ragazzi fermi, in attesa di brevetto. E delinea un contesto difficile in cui garantire la balneazione sicura. «La formazione è bloccata» spiega, «forse qualcosa partirà dal 3 giugno. Ma ci sono vari problemi. Ad esempio il fatto che i genitori dei più giovani (si può iniziare a 16 anni, ndr) sono restii a mandare i loro figli a lavorare vista l'esposizione al contagio». Non solo. «C'è poi la questione delle normativa anti-covid, che prevede il tampone per chi viene assunto, e il ricambio, che scatta quando c'è un salvataggio e potrebbe doversi fare la quarantena». Il problema è serio. Perché uno stabilimento senza bagnino non può restare aperto. E per ora, ci dice Di Lorenzo, i bagnini non sono moltissimi.

C'è poi la questione delle spiagge libere che da Latina a Sperlonga non sono poche e dovranno comunque essere sorvegliate. «I Comuni avranno ora dei budget a disposizione per gli arenili liberi, ma ci sono alcune spiagge, e penso al Circeo, che sarnno difficili da controllare perché sono isolate. E saranno le più ricercate». Il problema esiste, lo conferma Marcello Masci della Onda Blu. «Per ora non abbiamo problemi di personale per le richieste ordinarie, ma se dovessimo coprire le spiagge libere ce lo avremmo eccome. La formazione si è bloccata questo inverno, non ci sono nuovi entrati. Ma non solo. Abbiamo il problema dei corsi Blsd, le abilitazioni per alcuni bagnini sono scadute ma se chiediamo ai medici che devono rinnovarle, non sanno cosa fare, non hanno indicazioni in merito».

Una cosa, poi, ci tengono a dirla. L'unico problema che non esiste è proprio quello legato alla respirazione bocca a bocca. «In Italia ogni anno ci sono appena 400 annegamenti» spiega Di Lorenzo, «compresi laghi, fiumi, piscine e vasche da bagno. Di contro, ci sono 30.000 arresti cardiaci. La respirazione bocca a bocca non si fa più da almeno 10 anni». «C'è molta ignoranza sul tema - conferma Masci - I nostri ragazzi ormai intervengono per insolazioni, malori, indigestioni, e dunque usano maschere, palloni ambu e defibrillatori, l'attrezzatura medica. Piuttosto ci dicano chi, in caso di infarto, potrà usare il defibrillatore se i corsi Blsd nessuno li rinnova. Chi lo fa?». Bella domanda.