Seppure la sperimentazione sia ancora in corso e stia entrando nella seconda fase - ossia quella relativa alla somministrazione sull'uomo in modo massiccio e in due diversi continenti, ndr -, la multinazionale AstraZeneca è pronta a iniziare a produrre due miliardi di dosi del candidato vaccino prodotto dalla divisione Advent della Irbm di Pomezia e dallo Jenner Institute dell'università di Oxford, in Gran Bretagna.

Lo ha spiegato ieri alla BBC Pascal Soriot, amministratore delegato dell'azienda che ha raggiunto un accordo con l'università britannica per produrre il vaccino su scala mondiale senza ottenerne profitto per tutto il periodo della pandemia. «La nostra azienda - ha spiegato - deve iniziare a produrre fin da ora le dosi in modo da poter soddisfare la domanda, sempre che il vaccino si rivelerà efficace. Stiamo iniziando a produrlo in questo momento perché dobbiamo averlo pronto per l'uso quando avremo i risultati».

Questi dati, è noto da tempo, dovrebbero arrivare entro settembre, quando è previsto - in caso di efficacia dei test - il via libera all'uso compassionevole del siero su medici, infermieri e forze dell'ordine. «Naturalmente c'è un rischio - ha aggiunto Soriot -, ma si tratta di un rischio finanziario: ovvero che il vaccino non funzioni. In questo caso, la produzione andrebbe sprecata».

Tra l'altro, dall'università di Oxford hanno spiegato anche che AstraZeneca "ha accettato di fornire metà delle dosi ai Paesi a basso e medio reddito: l'azienda ha raggiunto un accordo da 750 milioni di dollari con Cepi e Gavi per sostenere la produzione, l'approvvigionamento e la distribuzione di 300 milioni di dosi di vaccino, con consegna entro la fine dell'anno". «Siamo lieti di questi importanti accordi che portano a compimento l'obiettivo dell'università di Oxford e di AstraZeneca» è stato il commento di Adrian Hill, direttore dello Jenner Institute.

La sperimentazione continua
Dopo i test sui primi volontari in Inghilterra, ieri è iniziata una nuova fase della sperimentazione sull'uomo del candidato vaccino italo-britannico. Oltre all'estensione della somministrazione su volontari sani nel Regno Unito, infatti, i test si sono spostati anche in Brasile, Paese dove la pandemia è al massimo del contagio. Ieri è arrivato tra Rio de Janeiro e San Paolo il primo lotto del candidato vaccino da somministrare a tremila persone. «La procedura sarà la stessa nei centri di Rio e San Paolo - spiegano i ricercatori brasiliani -: ci si potrà iscrivere come professionisti sanitari volontari che lavorano nella prima linea di difesa contro la malattia, ma cerchiamo anche adulti tra 18 e 55 anni che lavorano in ambienti ad alto rischio di esposizione, come conducenti di ambulanze, personale di sicurezza e tutti coloro che lavorano in ospedale».