Alcuni hanno preferito pagare la penale piuttosto che avventurarsi in Italia. E' stata una botta per tutti gli operatori del settore. La disdetta negli hotel ha l'effetto di uno tzunami. Sarà un'estate molto dura per gli albergatori della provincia di Latina che stanno facendo i conti con le insidie di una crisi senza precedenti e che rischia di paralizzare un settore come quello turistico con un indotto imponente per l'economia pontina.

Una volta, prima del Covid, arrivavano i gruppi. Ogni stagione aveva una nazionalità: a maggio o a settembre c'erano i tedeschi e anche se pioveva e faceva fresco, erano a maniche corte. Nel cuore dell'estate c'erano i russi e alla fine della primavera gli americani, che quando ripercorrevano il viaggio di San Paolo sull'Appia restavano folgorati dalla bellezza del paesaggio: il rettilineo dei pini, la pianura dell'Agro Pontino che in questa stagione diventa di un verde unico.

«I gruppi di americani si fermavano da noi», spiega Paolo Galante, presidente provinciale della Federalberghi e titolare dell' Hotel ristorante Foro Appio. «Gli stranieri? Non pervenuti, tutte le prenotazioni sono state cancellate. Anche i clienti abituali hanno disdetto - aggiunge - e rispetto all'anno scorso il crollo è stato totale se si pensa anche a Sperlonga e Terracina e alle altre località di mare». Se ci sarà movimento, le presenze saranno concentrate nel fine settimana, ma non è niente rispetto al passato. L'economia è a picco. Saranno occupate tra il 45 e il 48% delle camere. Nelle strutture ricettive lungo la costa, la situazione è questa, nell'entroterra invece è ancora peggio.

«Il discorso è semplice: ti rendi conto che la gente è ancora impaurita, c'è un mix di situazioni psicologiche che si intrecciano - spiega Galante - forse ci si è abituati a stare in casa, ad apprezzare qualche risparmio in più, a lavorare con lo smart working e in questo modo non si consuma neanche la benzina. Ci si è abituati a comprare la farina e il lievito e preparare la pizza in casa invece che uscire il sabato sera». Le previsioni sono nerissime. «Che tipo di turismo ci aspettiamo? Forse qualche turista di prossimità». La stagione in corso è saltata e non resta che guardare al futuro facendo i conti con dei danni spaventosi. «Per il riavvio della situazione ci vorrà la primavera del 2021 e auspichiamo di tornare ad avere dei dati come nel periodo prima del Covid nella primavera del 2022». Gli hotel in provincia guardano quello che accade: «C'è una grande titubanza a livello generalizzato per decidere se aprire o meno - ricorda Galante - per una concomitanza di fattori sia economici che della responsabilità, forse in parecchi non riapriranno e chi lo farà avrà uno spirito guardingo».

Infine un messaggio di speranza anche se è dura: «Non possiamo gettare la spugna perchè nelle nostre strutture abbiamo messo tutte le nostre energie, ci sono anni di lavoro e sacrifici, lo so perfettamente: è dura ma l'invito è quello di non mollare e riscoprire le nostre bellezze, dei posti che non abbiamo mai visto e che sono nella nostra provincia, nella speranza che ci sia qualche ritorno economico». Potrebbe essere una bella sorpresa: fare i turisti in casa.