Un questionario inviato da ieri a tutte le aziende private e dei servizi pubblici per comprendere come è andata, per davvero, l'esperienza dello smart working. L'iniziativa è della Uil e le imprese sono invitate, tramite le organizzazioni interne, a contribuire ad un monitoraggio circa l'efficienza oltre che sulla risposta dei lavoratori. va detto che il questionario riguarderà soltanto il personale amministrativo delle grandi aziende rimaste sempre in attività pari a circa il 15% del totale degli oltre 115mila lavoratori che hanno continuato la produzione nelle filiere ritenute essenziali.

Supera invece il 90% la quota dei dipendenti di enti e amministrazioni pubbliche che lavorano dal proprio domicilio da marzo, tra questi ci sono agenzie ed istituti cardine per il funzionamento dell'economia. Per esempio l'Ufficio del lavoro, gli enti ispettivi, parte ampia dei servizi della stessa Asl e tutti i Comuni.

Chi sta richiamando progressivamente i propri dipendenti alla presenza presso gli sportelli con alternanza e distanziamento sono invece le aziende private di servizi, per esempio le multiservizi dei Comuni, le aziende di trasporti locali in concessione, le filiali bancarie. Mentre fino all'avvio della cosiddetta fase 2 era stato accettato il ritardo nella erogazione di molti servizi locali e pubblici, adesso ci sono intere filiere burocratiche bloccate, come emerge dai centri fiscali e di assistenza degli stessi sindacati che non riescono a sbloccare pratiche che sono strettamente legate agli sportelli con presenza, poiché le amministrazioni non erano organizzate su modelli informatizzati prima del Covid e non è stato possibile l'adeguamento in così pochi mesi.

In fondo è ciò che si verifica con la giustizia, dove è impossibile gestire in via telematica interi segmenti dove insistono ancora adesso fascicoli cartacei.