L'ultima volta in un locale era una notte di quasi quattro mesi fa. Era il 15 febbraio, Pescara, Claudio Coccoluto era in consolle al Club Zero 1 1. Lui e il suo pubblico. «Era stata una serata normalissima» ricorda, non pensava che quella fino a questo momento sarebbe stata l'ultima. Poi lo stop. Era inverno, niente primavera, ci aspetta un'estate strana, lui la definisce «isterica». Claudio Coccoluto, dj tra i più apprezzati al mondo, musicista, animatore di notti italiane ed europee, un monumento in consolle, guarda il mondo della notte ai tempi del Covid e della fase 3, dall'alto dei suoi 58 anni. «Sono comproprietario anche del Goa di Roma e abbiamo deciso di tenere chiuso quando abbiamo capito quello che stava succedendo, lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e abbiamo anticipato il lockdown». In tutti questi mesi nessuno si è ricordato dell'indotto che c'è attorno al mondo della movida, a chi lavora in una discoteca e ad una lunghissima e infaticabile catena che dà lavoro a migliaia di persone in tutta Italia.

Una volta c'erano le notti magiche, Italia 90, calcio e sogni in prima serata e a seguire, in seconda, dalla mezzanotte in poi era un'altra musica. Potevi essere sulla Riviera Romagnola, nella capitale del divertimentificio Rimini, oppure a Ibiza che stava diventando la regina di tutto. Erano notti che hanno trascinato migliaia di giovani. Adesso quei ricordi, che si sono sbiaditi con il passare degli anni, lasciano lo spazio ad un futuro che nel giro di pochi mesi è diventato nerissimo.

«Nell'audizione di qualche giorno fa Franceschini ha parlato di tutti ma si è dimenticato una serie di professionalità: esistono anche le discoteche, anche noi siamo parte dell'industria musicale e di un circolo culturale se vogliamo ritenere questo uno Stato moderno», ribadisce Coccoluto.

L'obiettivo è quello di considerare i dj a livello istituzionale. «Io fortunatamente avendo lavorato bene negli anni, ho ammortizzato, ma ho molti amici che non hanno fatto la mia stessa carriera e se la sono passata male; per questo sto alzando la voce: lo faccio per loro. La gran parte dei ragazzi vive di un paio di serate a settimana e in questo modo mantengono la famiglia e sono stati tagliati fuori da ogni ammortizzatore sociale». Il giradischi è uno strumento iconico, come la chitarra degli anni Settanta: è la metafora scelta da Coccoluto, che in questo periodo ha puntato sulla creatività. «Mi sono inventato una cosa: andiamo a riempire degli spazi vuoti, nei grandi alberghi rappresentiamo performance di arte e di ballo, come abbiamo fatto l'altro giorno a Roma con una esposizione di arte e una ripresa broadcast che ha avuto un grandissimo riscontro».

Sarà un'estate senza precedenti. «Sarà un'estate isterica – annuncia lui – oppure schizofrenica». Le misure di distanziamento di due metri in pista prese in esame prima del ripensamento, secondo Coccoluto sono kafkiane: «Come si può pretendere che due persone ballino in pochi metri quadrati e controllate da un addetto? Vorrebbe dire snaturare il senso del ballo, del divertimento, sarebbe inattuabile, si fa più bella figura a stare chiusi. Si deve riaprire in totale sicurezza, altrimenti è un tradimento verso il pubblico». Coccoluto ha girato mezzo mondo ma si porta sempre dentro un tratto di mare che è anche un tratto di cuore tra Gaeta e Sperlonga e anche lui è convinto che sotto il profilo turistico quel lembo di spiaggia, a cui è legatissimo, potrebbe diventare una volano per l'economia. «In questo periodo non si potrà andare all'estero, sono convinto che le nostre spiagge saranno frequentate ancora di più, tutti potrebbero restare in zona. Ecco - ripete - guardando sempre quel tratto di costa mi viene in mente che c'è un grandissimo potenziale ma che non si riesce ad esprimere. Secondo me con un cambio di mentalità a livello amministrativo ad esempio potremmo crescere ancora di più». Coccoluto accende una luce nel buio di una crisi