Insieme al disagio, causato dall'inevitabile riduzione dei servizi socio sanitari durante l'emergenza covid, tra le famiglie dei ragazzi con disabilità che frequentano i centri diurni di Latina si va facendo strada anche un certo malumore. Da ieri sono stati riaperti i tre centri diurni del capoluogo, ciascuno dei quali riceve circa trenta assistiti, ma secondo modalità assai diverse da quelle precedenti l'allerta sanitario da coronavirus.

Il servizio di assistenza all'interno dei centri diurni viene effettuato da una cooperativa sociale che impiega, soltanto per i tre centri, un centinaio di operatori specializzati; fino alla data del 13 marzo scorso le persone assistite venivano portate nel centro diurno di riferimento entro le 9 del mattino e assistite fino al pomeriggio, prima di essere ricondotte a casa, ovviamente dopo aver consumato il pranzo e un paio di merende, una la mattina e l'altra nel pomeriggio.

La scorsa settimana, dopo tre mesi di sospensione delle attività all'interno dei centri diurni, le famiglie dei ragazzi ospiti delle strutture socio sanitarie hanno ricevuto la comunicazione che a far data da lunedì 15 giugno, ieri, la cooperativa che assiste i ragazzi sarebbe tornata a prelevarli a casa per portarli nei centri diurni, ma soltanto per tre ore al giorno e in due turni, uno dalle 9 alle 12 e l'altro dalle 15 alle 18, e senza possibilità di accesso all'interno delle strutture, salvo ch per l'uso dei servizi igienici: le attività di svolgono all'esterno.