Cara Latina Oggi, leggo da alcuni manifesti affissi in città, che l'associazione "Alleanza per Latina" ha indetto una cerimonia a piazza del Quadrato martedì 30 giugno alle ore 18:00, per celebrare giustamente l'88° anniversario della fondazione e posa della prima pietra della città, tenutasi il 30 giugno 1932. Nel manifesto, gli organizzatori si ripropongono – nella speranza che sia di esempio e stimolo a tutti noi per costruire insieme un futuro migliore – di ravvivare ed onorare il ricordo dei "60 mila operai", dicono loro, "e 2953" famiglie coloniche che bonificarono le paludi e popolarono le campagne, i poderi, i Borghi e le città nuove dell'Agro Pontino.

L'iniziativa è di certo lodevole, perché è sempre bene ricordare, specie in tempi in cui si preferisce spesso dimenticare. Ma se è sempre bene ricordare, sarebbe ancora meglio ricordare bene, e non ricordare male come sembra essere – purtroppo – capitato a loro.
Potremmo anche lasciar stare i poderi e relative famiglie veneto-friulano-ferraresi, che solo quelli dell'Onc – Opera nazionale combattenti – non furono 2953 (come anche dicono loro) ma almeno un centinaio in più: 3050 circa. A questi, però, vanno pure inderogabilmente aggiunti i 2000 poderi circa, messi a coltura dai privati o dalle università agrarie, e assegnati a famiglie di prevalente provenienza lepina, ciociara, umbra e marchigiana.

Il numero però che si discosta totalmente dal vero è quello dei "60 mila operai" bonificatori, che corrisponde invece solo a quelli impiegati, e registrati come tali nei ruoli nel corso degli anni, dai Consorzi di bonifica. A questi vanno aggiunti – poiché hanno lavorato anche loro, come gli altri, in palude alla bonifica; non sono figli di troia o della gallina bianca – i migliaia e migliaia di operai che lavorarono alla sole opere di bonifica appaltate normalmente dall'Onc a cottimisti e quelli invece che, sotto le varie imprese appaltatrici o subappaltatrici, realizzarono tutte le altre opere agricole e d'arte muraria: ponti, strade, casali, borghi e città, con palazzi, fogne, acquedotti, marciapiedi, vespasiani, piazze, eucalypti e fontane.

Altroché 60 mila. Una stima approssimata – dati certi purtroppo non ne abbiamo – può fissare almeno tra i 150 e i 200 mila in tutto, il numero di coloro che tra il 1927 e il 1935-36 (ma pure fino al 1939, con gli appoderamenti e costruzione di Aprilia e Pomezia), provenienti da ogni regione d'Italia si susseguirono, nel corso di quegli anni, ai duri lavori di bonifica e redenzione dell'Agro Pontino. Di tutti loro, quindi, è cosa buona e giusta conservare memoria e ricordo.

Ma più ancora di loro, sarebbe giusto ricordare quanti – di quei 150 o 200 mila italiani – per la bonifica e redenzione dell'Agro ci hanno rimesso la vita, in infortuni sul lavoro o colpiti da malaria. Ed è anche di questo – anzi, soprattutto di questo – che non abbiamo alcun dato storiografico non solo certo, ma nemmeno approssimato. Anzi, l'unico fatto storico certificato – sulla questione – è l'assoluta e totale censura, cancellazione ed omissione di tutti i dati da parte del regime, che li considerava propagandisticamente deleteri: non ne parlavano e così non esistevano.

Ma furono migliaia e migliaia i morti – ne scrivono anche Vincenzo Rossetti, Pio Zaccagnini e Annibale Folchi – tanti dei quali, presa la malaria qui, se ne andarono a morire a casa loro, nei paesi d'origine. La quota che è generalmente stimata dei caduti per malaria, si aggira normalmente tra il 10 e il 15 per cento delle maestranze occupate. Possiamo quindi ritenere che furono non meno di 15 o 20 mila, gli operai morti di malaria per bonificare le ex Paludi Pontine e costruire il nostro Agro Redento.
Sarebbe bene – io credo – che "Alleanza per Latina" si ricordasse e rendesse onore in primo luogo a loro, oggi 30 giugno a piazza del Quadrato. L'Italia fascista, purtroppo, allora se li scordò. Anzi, li scancellò proprio.
Grazie dell'ospitalità, Latina Oggi. Distinti saluti e buone manifestazioni a tutti.