In un Comune su tre ci sono plessi scolastici chiusi per ristrutturazioni, perché ad un certo punto sono emerse crepe vistose o perché stavano cadendo a pezzi. Due esempi possono valere anche per tutti gli altri: la scuola di Pontinia chiusa a settembre 2017 per effettuare rilievi e lavori e la scuola media di Formia che dovrà essere demolita per realizzare un nuovo istituto.

Tutto questo era inevitabile per motivi di sicurezza. E, va detto, negli ultimi dieci anni c'è stata una sorta di «corsa» agli accorpamenti, un modo per razionalizzare gli spazi comuni, i laboratori, le palestre, gestire un numero in diminuzione di alunni. E adesso? E' stato il Covid a rimettere in disordine tutte le certezze, spazi inclusi. Ci sarà bisogno di più aule, di più scuole e di scuole sostanzialmente diverse dal passato oltre che da come le si erano immaginate per il futuro.

E' così che i sindacati degli insegnanti in primis e ad ex aequo i comitati dei genitori spingono perché le scuole «dismesse» dei tempi dell'efficienza e del risparmio adesso vengano riaperte. C'è una nuova vita dietro l'angolo per gli istituti che in qualche modo avevano scontato la riorganizzazione dei plessi.