Ufficialmente «solo» Minturno, Sperlonga e Terracina hanno già superato la quota del 50% delle concessioni ai privati delle spiagge e per questa ragione sono stati invitati dalla Regione Lazio a rientrare nei parametri di legge, ossia a rendere libero il 50% del totale degli arenili. E' possibile, anche se non lo hanno annunciato, che tutte e tre le amministrazioni stiano dando seguito alla richiesta regionale, ma nel frattempo quello che sta accadendo sul resto del litorale è qualcosa di assai simile ad un'occupazione militare delle spiagge ancora libere, pochissimi tratti la cui ampiezza è stata ulteriormente ridotta con la giustificazione legata alle norme sul distanziamento anti Covid. Le immagini che arrivano dal lungo litorale pontino nei fine settimana offrono un'idea assai diversa della effettiva fruibilità degli arenili liberi. I tratti realmente accessibili gratuitamente sono ridotte a piccole strisce, il grosso è stato assegnato in via provvisoria a coop, società o associazioni che affittano materiale da spiaggia e che sono, nei fatti, i gestori della sicurezza e della spiaggia privata. Mai come quest'anno la percentuale di arenile libero è stata così bassa, la prova del nove sulle app per l'accesso è, nei fatti, saltata almeno per ora e, in fondo, era stato previsto già al momento della riapertura della balneazione. Non solo Legambiente ma decine di comitati civici e singoli consumatori continuano a segnalare agli uffici del Demanio dei singoli Comuni e alla Capitaneria l'occupazione di spazi aggiuntivi rispetto alle perimetrazioni dello scorso anno.

A metà maggio scorso c'erano già state le prime avvisaglie e preoccupazioni circa gli effetti indesiderati dell'allarme contagio e della possibilità concreta che ulteriori tratti di arenile libero fossero sacrificati in un contesto già complicato.

Il Lazio e la Liguria sono le due regioni con il minore tasso di spiaggia libera in assoluto in Italia. Legambiente, con una lettera ai sindaci, aveva chiesto una sorta di «prova di maturità» e di utilizzare le nuove regole contro il contagio per tentare, forse per la prima volta, una reale gestione trasparente del litorale non assegnato in concessione ai privati, in modo da rendere effettivamente il mare accessibile a tutti e a costo zero.

Appello caduto nel vuoto, stando ai numeri e al caos che emerge in questi giorni. Ciascun Comune si è organizzato in modo diverso ma è prevalsa la formula di affidare ai privati il controllo anticovid perché nessun ente, nei fatti, aveva mezzi né personale formato per avviare la gestione di tratti di spiaggia.

Le figure investite dei controlli sono diverse e se si guardano da vicino i bandi comunali si tratta solo del potenziamento del servizio di assistenza ai bagnanti che vigeva già negli anni passati e che afferiva la sicurezza e il salvamento anche per i tratti di arenile libero.
Ai concessionari è stata inoltre data la possibilità di fare piccoli aggiustamenti (ampliamenti) per consentire il distanziamento, stabilito per decreto, tra un ombrellone e l'altro. Sempre meglio che le recinzioni che pure erano state proposte la scorsa primavera quando la fruizione del mare nell'estate del 2020 era sembrata davvero impossibile. Le nuove restrizioni delle spiagge libere per quanto riguarda la provincia di Latina si aggiungono ad una situazione già frastagliata e complicata, nella quale pochissimi Comuni costieri possiedono un vero piano di utilizzo degli arenili e dove si è ancora alle prese con la programmazione della liberalizzazione imposta dalla Bolkestein e da anni rinviata sine die. In un simile, sostanziale, disordine l'effetto Covid-19 è un altro tassello da valutare, ma forse nemmeno il più importante.