L'annuncio è di qualche giorno fa ed è piovuto sotto forma di comunicato stampa ad agitare le acque ferme nello stagno dell'edilizia locale. Ance Latina, il presidio provinciale dell'Associazione nazionale dei costruttori edili, ha incaricato i presidenti degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri di redigere un progetto preliminare per la realizzazione del nuovo ospedale di Latina, quello che dovrebbe sorgere su un'area di proprietà della Regione Lazio, in via Chiesuola a Borgo Piave, alle porte del capoluogo. Dietro l'iniziativa c'è la mano del Presidente di Ance Latina, Pierantonio Palluzzi, instancabile tessitore di una nuova visione del ruolo dell'imprenditoria sul territorio, non soltanto quella che rappresenta con Ance, ma l'imprenditoria intesa in senso più generale, come forza propulsiva per un'idea di sviluppo che non sia solo «chiacchiere e distintivo», ma energia fatta di concretezza e visione programmatica, messa sotto forma tangibile sul tavolo dove si gioca la scommessa del riscatto dalla crisi e della ripartenza verso le rotte del futuro. Ecco di seguito il risultato di una conversazione occasionale sul progetto del nuovo ospedale di Latina.

Perché questa iniziativa di commissionare un progetto così impegnativo per donarlo alla comunità?
«E' un impegno che avevamo preso un anno fa nel corso della presentazione di un Corso di alta formazione sugli appalti pubblici, e in quella sede avevamo ribadito che è tempo di passare dalle parole alla concretezza. E in maniera del tutto casuale, in seguito al dibattito avviato proprio dal vostro giornale in piena estate, è da un anno che si parla del nuovo ospedale. Abbiamo cominciato a pensarci su e quando ci siamo resi conto che il primo problema per qualsiasi progetto di costruzione, l'individuazione dell'area, era praticamente risolto perché l'area c'è ed è di proprietà della Regione Lazio, ci siamo detti che era il caso di occuparcene, che ne valeva la pena».

Peraltro mi pare di ricordare che la tesi conclusiva del Corso di Alta Formazione era sul tema del partenariato pubblico-privato, una ragione in più per stare sul pezzo.
«Quando è nata l'idea del Corso abbiamo voluto che si insistesse su questo versante, perché il settore pubblico è in forte difficoltà e sul fronte finanziario segna il passo. Se in questo Paese vogliamo tornare a realizzare opere pubbliche, ci vogliono strumenti innovativi, più agili rispetto a quelli tradizionali e che richiedano iter più snelli e veloci, tutti elementi che costituiscono l'essenza della collaborazione tra settore pubblico e privato».

Proviamo a spiegare quale sarebbe il vantaggio della formula pubblico-privato.
«Il settore pubblico può programmare la realizzazione di un'opera pubblica soltanto avendo a disposizione, in anticipo, la copertura economica necessaria per finanziare l'opera; col sistema pubblico-privato invece la parte pubblica può programmare anche senza copertura finanziaria preventiva, e nel caso del partenariato le somme necessarie alla realizzazione di un'opera sono immediatamente pronte. In cambio il privato che ha realizzato l'opera ne avrà la gestione per un certo periodo di tempo, oppure, nel caso delle cosiddette opere fredde, come ad esempio un ospedale, il gestore pubblico pagherà un canone a chi ha eseguito i lavori».

Che possa convenire al pubblico è anche facile da intuire, ma dare la misura di questa convenienza potrebbe non essere facile.
«Facciamo un esempio restando in tema di ospedale e pensiamo al Santa Maria Goretti di Latina, che è una struttura ormai vecchia: sapete quanto spende la Asl soltanto per i consumi energetici di quell'ospedale? All'incirca cinque milioni di euro l'anno. Chiunque potrà confermare che con una struttura nuova a disposizione, progettata e realizzata su standard di consumi tendenti allo zero, si può risparmiare ogni anno una somma molto importante, così come si risparmierebbe per la manutenzione ordinaria, perché un edificio di nuova costruzione non ha bisogno di manutenzione almeno per un certo numero di anni. Queste sono soltanto un paio delle chance che un progetto al passo coi tempi può offrire».

Andiamo un po' più a fondo, per cercare di comprendere meglio: dei cinque milioni di spese per i consumi energetici, più quelli per la manutenzione, quanto si potrebbe risparmiare ogni anno con un ospedale nuovo di zecca?
«In materia di partenariato il codice degli appalti prevede il concorso finanziario pubblico fino al 49%, e questo significa che su un progetto da 380 milioni di euro, come quello che noi stiamo ultimando, la Regione dovrebbe investire poco più di 150 milioni di euro, il che vorrebbe dire dimezzare la rata di ammortamento annuo, che equivarrebbe a un risparmio pari alle spese energetiche annue. Praticamente l'opera costerebbe zero. Sembra una follia, ma è così che funziona».

Secondo Lei come verrà accolto il vostro progetto?
«Accolto da chi?»
Beh, diciamo dall'opinione pubblica e dalla classe politica.
«La società civile risponderà certamente bene, dal momento che qui si propone una struttura sanitaria importante con un risparmio altrettanto importante. La politica non so dire, vedremo. Per il momento ci accontentiamo di registrare il fatto che tutti, nessuno escluso, si sono detti favorevoli alla realizzazione del nuovo ospedale di Latina».
Insomma vi siete mossi in completa autonomia, ma confidando in cosa?
«Nel buonsenso della nostra classe politica, che deve pensare al benessere dei cittadini».
Avete fatto affidamento soltanto su questo?
«No, abbiamo tenuto conto dell'enorme vantaggio dei tempi di esecuzione dell'opera nel caso in cui il nostro progetto venga accolto favorevolmente».
Può spiegarsi meglio?
«Se venisse adottato un iter di partenariato pubblico-privato, entro quattro anni dalla presentazione della proposta, l'ospedale sarebbe consegnato chiavi in mano».

Questo vorrebbe dire che presentare un progetto e metterlo a disposizione della comunità equivale a mettere una specie di ipoteca sulla titolarità dell'esecuzione di un'opera pubblica.
«Non è così, perché anche nel partenariato pubblico-privato è prevista la gara d'appalto. Cambia soltanto il fatto che l'iniziativa non parte dal pubblico ma dal soggetto privato, benché il soggetto pubblico resti comunque il regista dell'operazione».
Quindi vuol dire che state mettendo a rischio il vostro lavoro di progettazione?
«Sì, è così. Ma il nostro vuole essere anche un messaggio: le associazioni di categoria devono fare la loro parte, che non deve essere soltanto di stimolo, ma di intervento diretto nei processi di sviluppo. Se per noi oggi un investimento ics può portare a ritorni economici diecimila volte superiori per il territorio in termini di investimenti, occupazione, indotto e soprattutto nel servizio finale che si va ad offrire a un'intera comunità, non vedo come si possa avere qualcosa da obiettare. E' anche vero che in caso di risultato finale centrato, cioè a ospedale realizzato, l'investimento iniziale diventerebbe poca casa. Ma proviamo a pensare cosa voglia dire, in questo momento, investire su un progetto al buio».
Ecco, cerchiamo di capire cosa voglia dire investire al buio. Quanto vi costerà il progetto che state per mettere a disposizione?
«E' presto detto. Il progetto preliminare, quello che stiamo per offrire, costerà 1 milione 956 mila euro. Per arrivare al progetto definitivo bisognerà aggiungere altri 6 milioni di euro, e se dal progetto definitivo si dovrà passare a quello esecutivo, saranno necessari al tri 5 milioni di euro. Stiamo parlando di importi previsti dalla tabella ministeriale e commisurati a un'opera da 380 milioni di euro. Questo vuol dire che soltanto la progettazione del nuovo ospedale costerà 13 milioni di euro».
E finora non avete avuto alcuna interlocuzione, nemmeno per cercare di assicuravi che i due milioni di euro spesi per il progetto preliminare non vadano in fumo ?
«No, siamo fermamente convinti che in questo clima di torpore generale sia nostro dovere dare una scossa e manifestare al territorio che c'è una classe imprenditoriale pronta a mettersi in gioco, coraggiosa e disposta a rischiare quando in ballo c'è il futuro di un'intera provincia e di una comunità importante come è quella pontina. Questa imprenditoria non va ostacolata né bloccata, ma sostenuta e aiutata a fare».

Lei crede che il clima di sospetto alimentato in questo nostro Paese nei confronti dell'imprenditoria in generale, ritenuta in linea di principio rapace, spregiudicata e facile veicolo di possibili fenomeni corruttivi, possa consentire che si instauri quel tipo di rapporto necessario per il decollo del sistema di partenariato pubblico-privato?
«Sono convinto che questo sia uno scoglio enorme e un ostacolo alla crescita del Paese, ma credo anche che si riuscirà a superare questo tipo di atteggiamento tanto più rapidamente quanto più sapremo metterci in gioco e proporci in maniera trasparente e costruttiva. Ci sono segnali che vanno presi in considerazione, e anche offerte che a volte non si possono rifiutare».
Stiamo genericamente parlando di imprese, ma Ance, nel caso di specie, ha una precisa cognizione di chi effettivamente potrà disporre per una scommessa così importante?
«Ance rappresenta le imprese di costruzione del territorio e sa che queste imprese della provincia di Latina sono in grado di competere con qualsiasi impresa italiana e non, per la realizzazione di qualsiasi tipo di progetto. Di questo si può stare certi».
Cerchiamo di spiegarci meglio. In merito a questo progetto del nuovo ospedale, Ance ha già un'idea di quali imprese del territorio potrebbero essere funzionali alla realizzazione dell'opera? Avete avuto dei contatti e degli scambi?
«Sappiamo già quello che c'è da fare, ma soprattutto sappiamo con certezza che si può fare».
Poniamo il caso che voi troviate la strada spianata e che immediatamente dopo la presentazione del vostro progetto andiate incontro a una serie di assensi: quanto vi ci vorrebbe per mettere il primo mattone del nuovo ospedale?
«Dipendesse da noi, saremmo pronti a cominciare tra sei mesi».