Martedì prossimo il Consiglio regionale del Lazio inizia a discutere il piano regionale dei rifiuti ma a quella data, difficilmente, dalla Provincia di Latina arriveranno le tanto attese indicazioni dei siti per gli impianti di compostaggio e per l'area di stoccaggio della frazione inerte. Da via Costa dicono di stare tranquilli, che non c'è fretta alcuna. Ma è chiaro che in tanti, anche tra i sindaci stessi, qualche preoccupazione ce l'hanno. Il ragionamento è semplice: una volta approvato il piano rifiuti, chi ci dà la certezza che dalla Regione non procedano con l'individuare in modo autonomo le aree in cui realizzare questi impianti? Del resto, a quel punto, si tratterebbe esclusivamente di una procedura tecnica, non più politica. La sensazione è che il Consiglio regionale si aprirà senza che dalla Provincia pontina sia arrivato un atto chiaro e inequivocabile che indichi dove realizzare impianti e sito di stoccaggio.

I sindaci pontini del resto, hanno iniziato il loro percorso preferendo dapprima costituire un Consorzio pubblico, incaricato di realizzare questi impianti. Una presa di coscienza comune, senza però aver indicato dove saranno ubicati gli impianti da realizzare. Insomma, sul Consorzio tutti d'accordo, ma ora bisogna capire dove inizierà a operare questo nuovo soggetto. Negli ultimi giorni, poi, il dibattito s'è incartato sulla questione dell'Ato da costituire per la gestione dei rifiuti e del Consorzio medesimo. Un aspetto che però, secondo molti profani, poteva essere tranquillamente affrontato dopo l'approvazione del piano regionale dei rifiuti. La cosa davvero importante, quella attorno a cui tutto ruota, in quanto si tratta dell'unica richiesta arrivata dalla Regione, è l'ubicazione degli impianti. Ad oggi, una domanda senza risposta.
Il piano regionale che arriva sul tavolo del Consiglio regionale ha al proprio interno il piano provinciale, a cui la Provincia ha allegato una serie di siti idonei, forniti dai Consorzi industriali, su cui individuare gli impianti. Altra cosa sarebbe stata arrivare a questo appuntamento indicando 3 o 4 aree precise, con il dettaglio di cosa realizzarvi sopra e con l'intesa da parte di tutti i sindaci della provincia. Sarebbe stata una prova di forza e compattezza di fronte alla quale la Regione non poteva opporre alcun rilievo. Così, invece, può accadere di tutto.

A quanto pare l'accordo tra i sindaci, che qualche settimana fa era abbastanza vicino, s'è incrinato nuovamente. Latina, con Damiano Coletta, non pare più intenzionata a sostenere l'area di fronte alla Plasmon per il sito di stoccaggio degli inerti, preferendo che lo stesso vada a Pontinia, città amministrata dal presidente della Provincia Carlo Medici. In questa realtà era previsto un impianto di compost. Alcuni sindaci, privatamente, si lamentano dell'atteggiamento di Latina: il capoluogo è la città con la percentuale più bassa di raccolta differenziata in provincia e la gran parte dei rifiuti inerti che finiranno nella nuova discarica avranno come provenienza proprio Latina. Insomma, è il ragionamento: il capoluogo deve prendersi questo peso. Coletta, dal canto suo, si fa forte della convinzione che la discarica già presente a Latina, ossia Borgo Montello, non riaprirà. Ma è sicuro, questo? Nel piano provinciale c'è una sola discarica, Montello. Se in Regione non arrivano indicazioni chiare, può accadere di tutto. Poi sarà inutile disperarsi.