Chi sono i nuovi migranti che arrivano dalla Tunisia e cosa succede lungo le coste di quel Paese? Lo racconta un testimone oculare, un collaudatore nautico che quell'area la conosce bene e conferma che i nuovi sbarchi dalla Tunisia sono dovuti «soprattutto a migrazione di tipo economica perché, specie i giovani, vogliono vivere come si vive qui in Europa». Giovanni Di Russo da quasi venti anni va su è giù tra la provincia di Latina e l a Tunisia perché è uno di quelli che fanno parte di un sistema di collaborazioni nato per un accordo specifico fatto proprio con la Camera di Commercio di Latina e da quel momento molte aziende pontine della nautica e dell'agricoltura delocalizzarono in Tunisia le loro produzioni. «Nei cantieri nautici della costa tunisina si producono barche per le esigenze interne e moltissime per la Libia, molte vengono pagate con soldi del Governo italiano - dice - in quanto esiste un'antica collaborazione in questo senso. Ma i cantieri sono di società nostre. E' un Paese che, come tanti, si è fermato a metà. Ciò che è davvero crollato è il turismo, un settore che dava lavoro soprattutto ai giovani, i quali adesso stanno fuggendo per entrare in Europa. Per il resto le fabbriche sono aperte e vengono portate avanti, in molti casi dalle donne. C'è un'economia a conduzione femminile molto importante».

Che idea si è fatta dell'ondata anti migranti cominciata con gli sbarchi dalla Tunisia, Paese peraltro tradizionalmente «amico» dell'Italia?
«L'italia ha sempre investito molto denaro in questa amicizia. Ad ogni modo dobbiamo ricordarci che il Mediterraneo è sempre stato una specie di grande lago dove hanno circolato tutti i popoli che vi si affacciano. Per me esiste un popolo solo, il popolo del Mediterraneo, sono secoli che è così. Non vorremo mica cambiare le cose adesso nel giro di qualche anno».

Perché l'Europa è ancora un sogno per i Paesi del Nord Africa? Adesso siamo anche noi un po' poveri e per di più malati.
«Ma non importa. Il virus, tanto, è ovunque. Il fatto è che quei ragazzi guardano la tv, guardano internet e vedono come viviamo noi. Loro vogliono condurre una vita come gli occidentali, come noi. Non è preciso applicare a queste persone l'idea che fuggano da guerre e carestie. Lì, anzi, c'è un'industria manifatturiera molto attiva. E' che vogliono, come dicevo, fare un'altra vita, come la nostra».