Si amplia il dibattito sul futuro della Casa Giusta, uno dei più importanti beni confiscati alla criminalità organizzata e l'unico finora realmente riassegnato alla collettività con una gestione di associazioni con scopi sociali. Come si sa due delle tre associazioni costituite in Ats hanno lasciato. La cooperativa rimasta sottolinea che «con grande fatica manteniamo economicamente in piedi il progetto» che rappresenta una sorta di modello di recupero dei beni confiscati perché in parte la villa è adibita all'assistenza a persone con fragilità psicofisica e in parte all'accoglienza di donne richiedenti asilo. Il destino della villa, che è appartenuta ad un ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere e affaccia direttamente sulla spiaggia di Acquatraversa, è anche oggeto di una lunga lettera inviata dall'Associazione della comunità del Lazio Meridionale e delle isole pontine, inviata, tra gli altri, al Prefetto Maurizio Falco e al sindaco Paola Villa.

«Apprendiamo con stupore e incredulità la notizia del recesso di due delle tre associazioni che si erano costituite in ATS e quindi lo scioglimento dell'Ente – che appena tre anni fa aveva partecipato al bando per la concessione dell'utilizzo del bene confiscato alla camorra - comporterà la revoca della convenzione e la riallocazione del bene mediante nuovo bando» dice la lettera.

Per tali motivi chiediamo al Prefetto di Latina, alla Sindaca di Formia, alla Delegata ai Servizi Sociali, al Presidente del Consiglio Comunale e al Segretario Comunale, che vengano resi pubblici tutti gli atti che l'ATS era obbligata a sottoscrivere e a trasmettere al comune. Si chiede di conoscere i risultati che in questi 3 anni di gestione l'immobile confiscato alle mafie avrebbe dovuto rendere come servizio alla comunità. Si chiede, inoltre, di conoscere se e quali ispezioni, accertamenti d'ufficio e richieste documentali siano stati eventualmente effettuati dal Comune in virtù del potere/dovere di controllo che andava esercitato sul bene, a norma d Regolamento comunale sui beni confiscati, approvato dalla precedente Amministrazione e del Contratto di concessione stipulato con l'ATS.

Le finalità sociali del bene impongono la massima trasparenza nei fatti che hanno regolato anche i rapporti interni tra le tre associazioni concessionarie nonché i rapporti con il Comune di Formia che avrebbe dovuto vigilare sull'esatto adempimento delle condizioni pattuite nella Convenzione. Ricordiamo infatti che la confisca dei beni è uno degli strumenti più importanti per il contrasto alla criminalità organizzata ma lo è ancor più il loro utilizzo trasparente da parte degli enti locali. Dopo l'emissione di un nuovo bando, unitamente alla concessione dell'immobile, occorre tenere conto di quanto accaduto». Questa storia apre, per l'ennesima volta, il dibattito sulla necessità di implementare il restauro, la consegna e il riutilizzo dei moltissimi beni confiscati presenti a Formia, alcuni ormai in stato di grave abba ndono perché mancano i soldi per il restyling.