L'emergenza ha cambiato tutto. Dal lockdown dieci avvocati hanno deciso di chiudere per sempre e cancellare l'iscrizione dal Consiglio dell'Ordine. «Una paralisi come questa non è stata mai registrata - ripete il commissario dell'Ordine degli Avvocati di Latina Giacomo Mignano - anche ai tempi della Guerra e con i bombardamenti il Tribunale non è stato chiuso». Gli effetti del Covid 19 hanno messo a durissima prova la tenuta di una categoria che spesso è stata oggetto di luoghi comuni e che ora è in difficoltà. A farne le spese i giovani che si stanno affacciando alla professione e hanno appena iniziato; adesso rischiano di ritrovarsi fermi.


I dieci avvocati che si sono cancellati e che sono di più rispetto al passato, rappresentano il segno di un malessere e della crisi insieme a chi ha chiesto la proroga per il pagamento della quota annuale. La maggior parte di chi ha deciso di togliersi dall'albo, sono professionisti che hanno 70 anni. In ogni caso è una scelta molto indicativa sulle prospettive future di una professione che ha risentito in modo pesante delle conseguenze del blocco. Sulla crisi che sta attraversando il mondo dell'avvocatura, è stato molto chiaro il commissario degli avvocati Giacomo Mignano ai tempi della riapertura e della fase 2, quando aveva parlato di un contraccolpo per il Foro di Latina. I numeri degli avvocati relativi ad esempio alla richiesta di sussidio sono di grande impatto: oltre 1200 su quasi 2mila hanno chiesto aiuto allo Stato.


I rischi per gli avvocati sono diversi, a partire dalla seconda ondata che potrebbe rappresentare il colpo di grazia. «Certo sarebbe una grande botta per tutti purtroppo, questo è sicuro. Gli effetti della prima ondata ancora non si vedono benissimo, ma faccio un esempio - avverte Mignano - se non c'è fila all'ufficiale giudiziario, a parte l'inizio dopo la riapertura, vuol dire che siamo a zero. Noi come categoria abbiamo perso il 67% degli affari, il calo è stato verticale, siamo un comparto che è in ginocchio e che prima già era in perdita. E' chiaro che con molte meno cause e pochissimi processi il nostro lavoro è finito».