C'è un risvolto del blocco dovuto al Covid che sta mettendo insieme un intervento di sostegno all'agricoltura e l'approvvigionamento di presidi sanitari. Come spesso accade, l'arte di arrangiarsi produce effetti benefici. E' cominciata infatti in queste settimane la campagna di ritiro del cosiddetto «vino non a marchio» che verrà utilizzato per approvvigionare i depositi di alcol etilico da usare come disinfettante o additivo nei disinfettanti di prevenzione del contagio.

La provincia di Latina sta contribuendo in modo determinante con tre contratti degli otto totali già sottoscritti nel Lazio e rappresenta una quota importante. E' una storia a due facce perché da un lato si evince l'effetto che ha avuto il blocco delle attività per l'emergenza covid che ha lasciato le botti delle aziende piene e dall'altro indica che i produttori pur di svuotare i depositi sono pronti ad attingere al contributo pubblico per riprendere con la nuova vendemmia già in corso. Le formule volte ad aiutare i viticoltori e le cantine sono due: una punta a ridurre la produzione per aumentare la qualità ma anche per evitare un nuovo accumulo di prodotto; la seconda ha il fine di acquistare all'interno scorte di alcol etilico per i disinfettanti. A colpire in maniera pesantissima i produttori locali (e nazionali) di vini da tavola è stato lo stop totale della ristorazione e delle cerimonie, un segmento dell'economia che assorbe oltre il 70% della produzione da tavola del vino cosiddetto a marchio. Dunque si sta parlando di una misura di sostegno in grado di sviluppare aiuti per circa tre milioni di euro complessivi, varata in Conferenza Stato-Regioni e riguarda appunto la «distillazione di crisi» per rafforzare «le risposte al settore vitivinicolo e quell'eccellenza fortemente colpita dalla crisi del blocco del canale Ho.re.ca».

La misura, inserita nell'organizzazione comune di mercato del vino, è «finanziata con fondi comunitari ed ha il duplice obiettivo di ridurre le giacenze di prodotto e contribuire all'approvvigionamento di alcol etilico, da destinare prevalentemente alla produzione di disinfettanti». «La distillazione di crisi - ha detto la Ministra Bellanova- è solo la prima delle diverse misure che abbiamo programmato in favore del settore vitivinicolo per fronteggiare la crisi derivante dalla pandemia da Covid 19 e dal conseguente lock down imposto dai Governi di tutto il mondo, che hanno bloccato le attività commerciali e turistico-ricettive, causando un incremento delle giacenze di vino e forti preoccupazioni tra gli operatori, soprattutto in vista della nuova vendemmia. E' quindi necessario intervenire su più fronti per alleggerire il mercato ed evitare una sovrapproduzione che potrebbe ripercuotersi non solo sull'andamento dei prezzi, ma anche sull'immagine delle nostre produzioni di qualità. Per questo, in accordo con la filiera e le Regioni, è stata messa a punto una strategia complessiva che, oltre alla distillazione, prevede ulteriori importanti interventi, primo tra tutti quello riguardante la riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini di qualità, alla cui attuazione sono stati assegnati 100 milioni di euro attraverso il Decreto legge Rilancio».

La distillazione di crisi interviene a carico dei vini comuni, la riduzione della produzione è rivolta esclusivamente ai vini di qualità, e i produttori possono aderire volontariamente, con l'aspettativa di incidere anche sul miglioramento della qualità delle uve che si troveranno in bottiglia a partire dal prossimo anno.